"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti."
Martin Luther King JR

domenica 19 maggio 2013

Incenerimento, combustione e cogenerazione

La combustione di rifiuti solidi urbani, di biomasse solide (legna), di olio grezzo vegetale ( colza e altri) o di olio da grasso animale, è a tutti gli effetti incenerimento, cioè trasformazione di materia in gas nocivi per il clima, l'ambiente e la salute. Tale combustione produce direttamente energia termica, utilizzabile per uso riscaldamento o industriale. Tale energia termica, poi, se applicata ad una turbina, può produrre anche energia elettrica. In tal caso si ha cogenerazione, cioè doppia produzione di energia, termica ed elettrica.

Ma non è la cogenerazione ad essere sbagliata, è la combustione di rifiuti solidi o di biomasse ad esserlo.

Infatti se con un impianto a biogas produciamo biometano, cioè trasformiamo la materia organica in gas naturale e poi lo bruciamo per produrre energia termica ed elettrica non è la stessa cosa che produrla da un inceneritore.
E' a tutti gli effetti produzione di energia da fonti rinnovabili in modo sostenibile per l'ambiente.

E allora, la lotta dei comitati contro le centrali a biogas, direte voi?

I comitati si battono contro le centrali a biogas speculative, quindi sovradimensionate rispetto agli scarti organici.
Contro le centrali a biogas che utilizzano coltivazioni dedicate( mais, sorgo etc.) sottraendo suolo agricolo alla produzione di alimenti per l'uomo e gli animali. Le stesse che inquinano il mercato dell'affittanza agricola perchè, avendo bisogno di molti ettari su cui spandere il digestato, possono permettersi di offrire più soldi di un normale coltivatore.
Quelle stesse centrali che utilizzano solo in parte deiezioni animali e invece soprattutto insilati di mangimi vegetali con grave pregiudizio ( formazione dei clostridi) per le produzioni alimentari di eccellenza come il grana.
Centrali speculative e sovradimensionate hanno anche emissioni odorigene e di ossidi di azoto lesive per l'ambiente.
Ma centrali a biogas dimensionate agli effettivi scarti agricoli, alle reali deiezioni degli allevamenti e agli scarti delle aziende agroalimentari possono costituire una soluzione di molti problemi del nostro territorio,sia dal punto di vista dello smaltimento che da quello dell'autoproduzione di energia sostenibile in loco.
Se Citterio ha circa 1170 tonnellate annue di scarti dalla lavorazione del prosciutto è assurdo che voglia costruire un impianto di rendering per colare il grasso ed un inceneritore per bruciarlo, costosi ed inquinanti. Basterebbe una centrale a biogas da 100 Kw per biodigestare quel materiale organico, ricavarne biogas, trasformarlo in biometano, bruciarlo in un piccolo cogeneratore ed ottenere circa 700 Mw annui di elettricità, superiori al suo fabbisogno che è di 300 Mw, ed altresì circa 2.000 Mw termici per abbattere i suoi consumi di metano.

E' bruciare biomasse che è nocivo. Ma bruciare biometano al posto del metano permette di sostituire una fonte fossile con una rinnovabile. Permette di risparmiare, perchè lo si ricava dagli scarti. Può far parte sul serio di un PAES che rispetti l'ambiente in cui viviamo.

Per questo, a margine dell'assemblea di Sala, mi sono permesso di dire che il PAES andava approvato.
Pur non essendo d'accordo con tante cose che vi erano scritte, non ultimo il teleriscaldamento condominiale da combustione di cippato, mi è parso che dovessimo sottolineare il grosso fatto politico che in quel PAES si parlasse solo di rinnovabili da biogas e non fosse indicato quale processo energetico virtuoso, come invece in quello di Felino, l'incenerimento degli scarti tipo Citterio.
In tutte le cose c'è un fondamentale ed un secondario. Qui il fondamentale è rilevare quel fatto, associarlo alla presa di posizione della giunta di Langhirano per poterlo usare politicamente contro l'amministrazione di Felino e la Provincia, contro il loro dettato.
Diversamente, non si fa politica, ma solo testimonianza del proprio minoritarismo o, peggio, ideologismo ad ogni costo.


Giuliano Serioli

sabato 4 maggio 2013

Lori & Lodi

Sul Paes il sindaco di Felino si autoassolve.



Le parole di Barbara Lori, in risposta ad una interrogazione, sono significative: “Si è fatto un uso strumentale delle valutazioni del dott. Setti... Vanno comprese all'interno di una più ampia valutazione delle pratiche energetiche territoriali”.
In pratica se Leonardo Setti, curatore del PAES, si stupisce dell'autorizzazione data dal Comune al cogeneratore Citterio non bisogna tenerne conto. La valutazione va inglobata all'interno delle valutazioni energetiche territoriali. 
In altre parole, se la sua valutazione contraddice le pratiche energetiche territoriali, chi se ne importa di un professore dell'università, a contare sono le pratiche stesse, quelle già decise da sindaci e imprenditori. 
E i cittadini? Beh, li si mette al corrente a cose fatte. Come ha fatto lei. 
Se poi Setti avesse intenzione di inserire nel PAES di Sala Baganza una centrale a biogas al posto dei cogeneritori tipo Citterio, come ha dichiarato di voler fare all'assemblea pubblica di Sala Baganza, sarebbe proprio una vera disdetta. Una sconfessione bella e buona della Lori, del cogeneratore e del PAES appena approvato dalla giunta di Felino. 
Poi c'è la variante al RUE della giunta di Langhirano, che blocca qualsiasi combustione di biomasse sul territorio comunale. 
Cosa ne pensa il sindaco di Felino? 
“In merito alle scelte del comune di Langhirano... Risulta da verificare la possibilità di disporre limitazioni alla diffusione di impianti di produzione di energie rinnovabili, per motivazioni diverse da quelle urbanistiche. Non sono noti i pareri obbligatori dei competenti enti in materia, Ausl ed Arpa”.
La Lori critica così apertamente Stefano Bovis, sindaco di Langhirano. Il primo cittadino, secondo la Lori, può solo trincerarsi dietro un parere urbanistico, come ha fatto lei con la centrale a biogas di S.Michele Tiorre, anche a costo di litigare col comitato di Calicella. Sennò dare parere urbanistico favorevole, come lei con Citterio, perché “si tratta di un privato cittadino come gli altri e va tutelato”. 
Chi se ne importa se gli altri cittadini ne derivano un grave danno. 
L'attacco a Bovis è sferzante. Come si permette, sembra voler far intendere, di decidere cosa è valido e cosa no? 
Deve solo applicare le norme, non può metterle in discussione, né tanto meno farlo davanti ai cittadini. Lei, almeno, queste cose non le fa proprio. 
Alla fine, poi, chiamando in causa Arpa e Ausl, sembra proprio aizzarglieli contro, sembra mandargli a dire che ci penseranno loro a metterlo al suo posto, visto che sono loro a dare pareri autorevoli e nessun altro. 
Sembra proprio che per lei un sindaco sia eletto senza un programma, senza un progetto per il futuro dei cittadini e dello sviluppo del loro lavoro, senza una visione della difesa dell'ambiente e della salute. 
Un sindaco come un podestà. Messo là ad applicare le normative e i desiderata del governo. E i cittadini che si costituiscono in comitati perché non sono d'accordo? 
La smettano di opporsi alle innovazioni! 
Lo ha detto anche Giancarlo Tanara, presidente del consorzio del prosciutto, “devono essere più responsabili socialmente”, non pensare solo al loro particolare, al loro cortile. 

Giuliano Serioli

Lettera a tutti i prosciuttifici di Parma. Loro risponderanno?

Siamo certi che a quest’ora sarete ormai informati sull'iniziativa del salumificio Citterio che sta costruendo all'interno del proprio stabilimento al Poggio di S.Ilario Baganza (PR) un cogeneratore che brucerà i propri scarti di produzione (ossa e grassi animali).
Siamo purtroppo perfettamente consapevoli della grave crisi economica che sta attanagliando famiglie ed imprenditori nel nostro paese. Anche nella nostra regione che fino a poco tempo fa era ancora considerata un’isola felice.



Comprendiamo pertanto il punto di vista di un imprenditore che scorge, tra le mille difficoltà, l'opportunità di ottenere un significativo vantaggio economico destinando quei materiali alla produzione di energia anziché attraverso la vendita all'industria del pet-food.
Non vogliamo nemmeno risultare ipocriti nascondendo che questo nostro appello nasce dal timore che la diffusione di questi impianti possa rappresentare una minaccia per il nostro ambiente e quindi per la salute delle persone che vi risiedono.
Dato però che molte delle nostre famiglie hanno a loro volta attività imprenditoriali sul territorio, proviamo ad osservare la questione anche da un altro punto di vista che, crediamo, potrebbe essere anche da voi condiviso.
Quale potrebbe essere la reazione dei consumatori del nostro Prosciutto di Parma, qualora venissero informati (anche in modo strumentale dalle aziende concorrenti) che, a causa del dilagare di impianti che producono energia, quel magico vento "marino" che trasforma una semplice coscia di porco salata in uno dei più famosi salumi del mondo, è stato soppiantato da un tasso di inquinamento che ha reso l'area tra le peggiori d’Europa?
Sapete perché quest’ipotesi pessimistica non dovrebbe essere considerata irreale?
Perché purtroppo già da tempo la Pianura Padana è tenuta sotto sorveglianza speciale dall'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima - Consiglio Nazionale delle Ricerche, in quanto risulta avere già i livelli di particolato fra i più elevati d'Europa.
Siamo sicuri che sia opportuno svegliare il can che dorme?
Nella speranza che quest'informativa possa indurvi a riflettere con la necessaria lungimiranza, restiamo a  disposizione di chiunque desiderasse ricevere specifiche informazioni sul tema.


Cordialmente
La rete dei Comitati No Cogeneratori

venerdì 3 maggio 2013

Recyclass, meno discarica più riciclo

Un indice di efficienza anche per il packaging

http://www.comunivirtuosi.org/video/rifiuti/rifiuti-news-dal-mondo/meno-discarica-e-pi-riciclo-per-la-plastica-con-recyclass

Il consumo di plastica ha avuto nei decenni un trend in costante crescita in virtù delle caratteristiche di versatilità e durabilità del materiale e dei suoi costi contenuti. Secondo l'ultima edizione di “Plastics – the Facts 2012", report statistico sull'industria europea delle materie plastiche riferito al 2011, la produzione di materie plastiche a livello mondiale è aumentata di quasi 10 milioni di tonnellate (+3,7% ) rispetto al 2010 arrivando a toccare i 280 milioni di tonnellate.

L'Europa ha contribuito con 58 milioni di tonnellate (+2%), con un volume trasformato di 47 milioni di ton (+1,1%).

Secondo il Libro verde “Una strategia europea per i rifiuti di plastica nell’ambiente” - pubblicato dalla Commissione UE il 7 marzo 2013 - , troppa plastica finisce in discarica con uno spreco enorme di risorse che dovrebbe essere evitato potenziando il riciclaggio che ad oggi si attesta mediamente al 24%.

A finire in discarica è infatti il 48,7% della plastica raccolta nell'UE, soprattutto imballaggi, mentre il 51,3% viene incenerito per produrre energia. Sulla base dei dati diffusi da Plastic Europe riferiti al 2012 si legge che su un totale di 25,1 milioni di tonnellate di rifiuti plastici raccolte sono state circa 10,3 milioni di tonnellate a finire in discarica e 14,9 milioni recuperate (con riciclo meccanico o recupero energetico).

«Modalità più sostenibili di produzione della plastica e una migliore gestione dei rifiuti, in particolare, tassi di riciclo più alti – si legge nel capitolo 3 del Libro Verde - , offrono un potenziale significativo per il miglioramento dell'efficienza delle risorse. Allo stesso tempo, esse contribuirebbero a ridurre le importazioni di materie prime, nonché le emissioni di gas serra».

«La necessità di salvaguardare le risorse naturali e migliorare l'efficienza delle risorse, - continua il Libro Verde - potrebbe essere uno stimolo per incrementare la sostenibilità della produzione di materie plastiche. Idealmente tutti i prodotti di plastica dovrebbero essere completamente riciclabili. Il riciclaggio inizia già nella fase di progettazione del prodotto.

Pertanto, la progettazione del prodotto può diventare uno degli strumenti essenziali per l'attuazione della Roadmap sull'efficienza delle risorse recentemente adottata».

Purtroppo la situazione europea attuale è sintetizzata in questo passo della pubblicazione: «Bassi tassi di riciclaggio ed esportazione dei rifiuti di plastica per il ritrattamento in altri Paesi rappresentano per l'Europa una perdita importante di risorse non rinnovabili, nonché di posti di lavoro. Il potenziale di riciclaggio della plastica viene ancora sfruttato in minima parte”.

In Italia secondo i dati forniti da Corepla vengono immesse annualmente al consumo poco più di 2 milioni di tonnellate di imballaggi. Considerando quella parte legata ai consumi domestici che finisce nella raccolta differenziata - quantificabile in 1.400.000 tonnellate - si arriva a raccoglierne non più della metà.

Nel 2012 sono state riciclate 773.410 ton, pari al 37,3% dell'immesso al consumo. La percentuale include il contributo proveniente dal circuito del riciclo indipendente al Conai che ha gestito il 46% del totale riciclato.

Restando nell'ambito dei rifiuti urbani il nostro paese ha una percentuale media di rifiuti avviati al recupero pari al 33%, che ci colloca a quasi dieci punti al di sotto della media europea (la metà di Austria, Belgio e Germania). E' pertanto evidente che abbiamo ancora parecchia strada da fare per arrivare al traguardo del 50% di riciclo di materia al 2020.

Questo è infatti l'obiettivo di riciclaggio che la direttiva UE 2008/98, già recepita nel nostro ordinamento, pone ai paesi membri entro il 2020: "la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine (...) sarà aumentata complessivamente almeno al 50 % in termini di peso".

E' necessario riciclare maggiori quantità di plastica

Il lancio di Recyclass è avvenuto il 25 aprile scorso da parte dell'associazione Plastics Recyclers Europe, l'associazione europea dei riciclatori di materie plastiche.

La progettazione attuale del packaging - denuncia l'associazione - minaccia il raggiungimento dei target di riciclo europei. La chiave di volta per un effettivo riciclo del packaging in plastica sta nel suo design.

La raccolta differenziata non può garantire il riciclo del packaging quando il suo design impedisce un completo svuotamento del contenuto o quando le combinazioni tra polimeri o altri componenti impediscono o compromettono processi di riciclo eco-efficienti.

Per deviare gli ingenti quantitativi di materie plastiche dalle discariche o termovalorizzatori verso gli impianti di riciclaggio, nel rispetto della gerarchia di gestione dei rifiuti dell'UE, la riciclabilità deve diventare uno dei criteri guida prioritari nel design del packaging.

Recyclass è lo strumento che Plastics Recyclers Europe ha sviluppato per guidare i progettisti verso un design che non sia solamente orientato alla riciclabilità ma alla scelta delle migliori opzioni possibili per un riciclo eco-efficiente.

Si tratta di un sistema di classificazione valido per tutta Europa che attribuisce una classe di riciclabilità a un qualsiasi packaging in plastica tramite lettere dalla A alla G, sulla falsariga delle sette classi di efficienza energetica dell'UE per gli elettrodomestici.

"E' da parecchi mesi che lavoriamo a questo progetto. Siamo in una fase preparatoria di test del nostro modello che sta avvenendo in diversi paesi europei con il coinvolgimento di diversi Partner Tecnici. Il nostro obiettivo è arrivare a presentare Recyclass alla Fiera di settore Interpack 2014 di Duesseldorf ,a maggio, con un evento speciale dedicato", dice Paolo Glerean coordinatore del progetto.


Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR

sabato 27 aprile 2013

La frana che minaccia Citterio

Sulla collina soprastante lo stabilimento Citterio, al Poggio Sant'Ilario, c'è un via vai di ruspe e camion per il movimento terra.

Di fronte al pericolo di frana che grava sullo stabilimento, ci si è mossi per farvi fronte.

I macchinari stanno terrazzando il pendio e si sta cercando di drenare l'acqua con piccole canalizzazioni che stornino la sua direzione di discesa dal lato stabilimento verso altri adiacenti.

Di fatto, la collina è diventata un cantiere ed il suo assetto è completamente stravolto.

Le famiglia che abitano le palazzine adiacenti guardano allibite allo scempio in atto e si domandano se ci sia stata una autorizzazione o se Citterio possa fare ciò che vuole.

L'azione va infatti ben oltre i confini della proprietà dello stabilimento, delimitati da una recinzione metallica.

Ad una prospezione in situ, salendo la collina, si notano tracce di un'opera di contenimento precedente gli attuali lavori. Una linea di pali a scendere da dove le ruspe stanno ora scavando.

Continuando a salire, si notano tre nicchie di distacco di più di un metro di profondità proprio sotto la casa posta sulla cima, a contornare tutto il lato della collina visibile dalla strada.

Lo sviluppo delle nicchie di distacco evidenzia come il moto franoso avviluppi ormai la collina in toto.

Da testimonianze di gente del posto, si apprende che dove ora si sta scavando per terrazzare si era creata una nicchia di distacco ancora più grossa, superiore all'altezza di un uomo e tale da minacciare direttamente lo stabilimento.

La nicchia di distacco c'era anche l'anno precedente, anzi era l'unica che si fosse realizzata. In pratica costituiva la testimonianza di una frana relitta che caratterizzava proprio la collina sopra lo stabilimento.

Citterio non è nuova a tali interventi verso la collina.

Per ricavare spazio utile ad erigere l'edificio di rendering ed il cogeneratore stesso, Citterio aveva provveduto a tagliare una fetta di collina che degradava all'interno della sua proprietà e ad erigervi un muro di contenimento. Tutto il materiale di risulta dello sbancamento era stato portato su un prato adiacente, cambiandone la conformazione, da piatto che era, in declivio, parte integrante della collina che scende verso il piano.

Pur consapevoli che l'attivazione del moto franoso della collina è in gran parte dovuto, come per le altre innumerevoli frane dell'Appennino, alla enorme quantità di precipitazioni, ci si domanda se quello sbancamento e quel muro eretto dall'azienda abbia contribuito al fenomeno franoso.

Il troncamento brusco, il muro e soprattutto il grosso sbancamento, potrebbero costituire uno sbarramento artificiale al normale deflusso delle acque del rilievo ed avere l'effetto di spostare ulteriormente a monte l'erosione, innescando un processo franoso che coinvolgerebbe l'intera collina.

Recita lo studio geologico delle frane : “l'asporto di materiale al piede dell'area di frana può modificare pericolosamente le pressioni neutrali o disturbare gravemente il deflusso delle acque superficiali”.

Le attuali misure di contenimento messe in cantiere, il terrazzamento e i canaletti di drenaggio, possono diminuire e sviare l'effetto franoso che ha il muro, ma non possono eliminarlo.

Anzi proprio il tentativo di sviarlo, tramite i canali di drenaggio rivolti sul lato a fianco, possono rivolgere il moto franoso verso il campo adiacente, mettendo a rischio anche le palazzine che lo contornano.

Ci si chiede se l'intervento di sbancamento iniziale di Citterio per ricavare lo spazio piano per erigere il cogeneratore sia stato autorizzato dal Comune.

Ci si chiede se esista una relazione geologica sugli effetti di tale opera.

Ci si chiede, altresì, se l'attuale intervento di modifica dell'assetto generale della collina sia a sua volta autorizzato dall'amministrazione e con quali direttive e prescrizioni.

I cittadini avrebbero diritto ad avere piena conoscenza della situazione.



Giuliano Serioli

venerdì 19 aprile 2013

Il greenwashing di Laterlite

Esiste, tra Val Taro e Val Ceno, un nuovo eden, la fabbrica dei sogni.
Un paradiso terrestre nel quale rifiuti speciali e pericolosi vengono co-inceneriti senza produrre alcun danno ambientale, come più volte ribadito dall’azienda stessa.
Stiamo parlando dello stabilimento Laterlite di Rubbiano e delle zone di ricaduta delle emissioni del suo grande camino da 100 mila metri cubi/ora.
Il giornalino “Greentoso” (?), finanziato dalla Comunità Montana Ovest e distribuito in tutte le scuole medie ed elementari del territorio come strumento per la diffusione di buone pratiche di educazione ambientale, presenta, nel suo ultimo imperdibile numero di marzo 2013, una pagina interamente curata dalla multinazionale che produce argilla espansa co-incenerendo ogni anno 60 mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi.




Nella fiabesca ricostruzione, però, si legge delle palline di argilla espansa come di “soffici pop corn”, cotti in grandi forni e poi lasciati all’aria a “stagionare come salumi”. Leggiamo anche che Laterlite “riduce l’inquinamento e limita l’uso di energie non rinnovabili” (mentre invece gli oli esausti inceneriti dal bruciatore sono evidentemente considerati alla stregua di sole-acqua-vento). Abbiamo poi gli animaletti del Parco Taro e Ceno che si rifugiano tra gli alberi piantati dall’azienda, in un indeterminato e gioioso tripudio bucolico. Una descrizione poi dello straordinario “family day alla Laterlite” durante il quale i bambini hanno avuto l’imperdibile occasione di arrampicarsi su montagne di palline e di farsi truccare dai supereroi ed i genitori hanno potuto gustare una superlativa torta fritta.
Naturalmente nemmeno una parola sul processo di lavorazione adottato per ottenere le palline, nell’ambito del quale oli esausti ed emulsioni oleose vengono coincenerite, producendo una notevole quantità di emissioni al camino, che ricordiamo, sono fortemente mutagene e contengono diossine, metalli pesanti, policlorobifenili, ossidi di azoto e zolfo, ecc.
Un processo a forte impatto ambientale, che prevede una AIA (autorizzazione integrata ambiente) e come ribadito durante l’ultima riunione pubblica dal Dott. Pirondi di AUSL , presenta criticità sotto il profilo dell’impatto sanitario.
Ci lascia sbigottiti e disarmati il fatto che sia addirittura un ente pubblico, la Comunità Montana, a spendere soldi per produrre questo tipo di strumenti divulgativi. Un co-inceneritore di rifiuti pericolosi che diventa un esempio ambientale, un modello da replicare, una guida per l’educazione ambientale di un bambino.
Chiediamo a Bassi, sindaco di Varano e presidente della Comunità Montana, se ritenga corretto l’utilizzo di questi stratagemmi da parte di un’azienda palesemente intenzionata a mettere in pratica un’opera di greenwashing veramente stucchevole.
Vorremmo anche chiedere a tutti i sindaci dei comuni, che costituiscono la Giunta della Comunità Montana, se siano al corrente dei contenuti e dei modi del progetto “Greentoso” e se condividano la divulgazione nelle scuole del loro territorio di queste informazioni.
E’ davvero avvilente constatare come proprio le istituzioni garanti del territorio, della salute e della tutela ambientale si rendano complici di messaggi fuorvianti ed ingannevoli. Una, ennesima, brutta pagina (in questo caso letteralmente) di questa vicenda, in cui i cittadini chiedono spiegazioni e trasparenza, ma in cambio ottengono porte sbarrate e provocazioni.
Nel frattempo, dopo 4 mesi dalla conclusione della conferenza dei servizi, ancora non esiste il testo dell’autorizzazione. Intanto Laterlite, forse innervosita dalla visita di Arpa e Carabinieri (che hanno riscontrato infrazioni nello stoccaggio di rifiuti e sotto-prodotti) ha diffidato, tramite i suoi legali, addirittura il Comune di Solignano, reo di aver consegnato ad una associazione della documentazione relativa al procedimento AIA .
Invitiamo i cittadini a partecipare numerosi alla prima seduta pubblica dell’Osservatorio Ambientale, sabato 20 aprile ore 10,00 presso la sala del circolo di Rubbiano.

Tocca ai cittadini riprendersi il futuro.


Comitato Rubbiano per la Vita


martedì 9 aprile 2013

Legambiente premia la centrale a biomassa di Borgotaro


Dove sta la virtù?

Dopo aver premiato la centrale a grasso animale di Pegognaga, a dispetto dei comitati di cittadini che si battono contro tali inceneritori e le loro emissioni nocive, Legambiente raddoppia e premia anche una centrale a cippato a Borgotaro.



La medaglia d'argento di Legambiente, per “le migliori pratiche, va a Bioenergy, all'Ausl di Parma ed alle Comunalie di Borgotaro, per la locale centrale a cippato dell'ospedale.
Nel commentare tali “migliori pratiche” l'associazione è però costretta ad ammettere che l'ospedale valtarese, per coprire il carico termico invernale, usa anche il gas metano, ma solo “nei picchi di maggiore intensità”.
In realtà il responsabile che sovraintende la centrale stessa, ha spiegato in una assemblea alla Comunità Montana di Borgotaro che per ridurre le emissioni del camino, e per aumentare il rendimento della caldaia, la grande centrale non viene spenta mai.
La caldaia infatti è mantenuta sempre accesa al 70% della sua potenza, perché le maggiori emissioni nocive si hanno proprio nella fase di accensione e spegnimento.
D'inverno integrano il calore prodotto con quello della centrale a metano che, nel progetto, avrebbe dovuto rimanere spenta.
Il cippato che usano, poi, non è quello dei normali sfalci da potatura per la pulizia dei boschi, come ampiamente propagandato, ma il cippato di legna stagionata due anni: un anno all'aperto ed un anno al coperto. Un accorgimento attuato delle comunalie per minimizzare le emissioni, che però costa molto caro: la legna stagionata due anni, infatti, viene venduta sul mercato anche a 18 euro al quintale.
Questa medaglia è senza significato alcuno, senza alcun preteso risparmio.
L'esempio di Borgotaro, bruciare cippato stagionato, non sarà certo seguito dalle altre centrali esistenti o in cantiere, che bruceranno invece cippato fresco, di legna vergine, con tutte le notevoli emissioni nocive e le abbondanti ceneri del caso.

Giuliano Serioli


lunedì 8 aprile 2013

I comitati si appellano ai Comuni parmensi, basta centrali a biomassa


Il mondo dell'ambientalismo sfida la Provincia, sia verde sul serio.

La variante applicata al RUE di Langhirano, che impedisce il diffondersi di impianti di combustione di biomassa, tra cui cogeneratori ad olio animale, ha accolto pienamente le preoccupazioni dei comitati sorti contro gli inceneritori e le centrali a biomassa.
La delibera ha riconosciuto corrette e ha poi reso pubbliche le preoccupazioni e le considerazioni che i comitati hanno in questi mesi fatto emergere.
Manifestazioni e raccolte di firme nei comuni di Felino, Sala Baganza e Langhirano hanno coinvolto l'opinione pubblica per contrastare l'installazione del cogeneratore a grasso animale nello stabilimento Citterio al Poggio di S.Ilario Baganza.
Lo stesso Leonardo Setti, ricercatore dell'Università di Bologna, invitato a presentare il PAES nel teatro comunale di Felino, si è grandemente meravigliato che, la stessa amministrazione che l'aveva chiamato a quel compito, avesse di fatto autorizzato un cogeneratore a grasso animale, un progetto che contraddice completamente l'intento di sostenibilità nello sviluppo delle energie rinnovabili del territorio del comune e di quelli limitrofi. 
Anche valutando i principi che fanno capo al PAES di Felino, chiediamo a tutte le amministrazioni comunali ed alla Provincia di Parma medesima di esprimersi in merito alla delibera del comune di Langhirano, al fine di riconsiderare l'autorizzazione urbanistica concessa dal comune di Felino alla ditta Citterio, e l'autorizzazione a bruciare grasso animale, altresì concessa dalla Conferenza dei servizi della Provincia di Parma.
A tutti gli amministratori l'invito a fare propria la presa di posizione ambientale dell'amministrazione comunale di Langhirano, per impedire l'introduzione nel territorio provinciale di centrali a combustione di biomasse.
La politica deve fare una scelta netta e stare dalla parte dell'ambiente, dalle salute, dei cittadini.

Comitato del Poggio
Comitato di Langhirano
Rete Ambiente Parma
Associazione Gestione Corretta Rifiuti


giovedì 4 aprile 2013

Citterio: domande e risposte (tra reteambienteparma e l’ing. Colla della DIMA, azienda di biocombustibili)



( in rosso le risposte di Colla )

1) In merito all'autorizzazione, come è possibile che sia stata data come combustione rifiuti R1 ed R13, quindi a tutti gli effeti come incenerimento e che poi venga fatta pagare un'accisa come biocombustibili?
l'accisa è sempre dovuta quando si produce energia.
Non capisco. Il regolamento dice : è esente da accisa l'olio vegetale grezzo e poi, deve pagare accisa di 15 euro a t. il biocombustibile equiparato al BTZ. Che differenza c'è? L'olio veg. grezzo non è un biocombustibile?
si ma solo l'olio vegetale non paga accisa, sempre per legge insensata e stupida.......
Probabilmente perchè l'olio vegetale è un biocombustibile a somma zero di emissioni di CO2. Non c'è altra spiegazione.
non sono d'accordo.
2) Dalla CE non è previsto in alcun decreto autorizzativo o normativo perché i rifiuti possano essere combusti in un motore endotermico, ma solo in un forno in cui la temperatura di regime sia di 1.100°. C'è differenza tra il regime di combustione di un motore endotermico e quello di un forno inceneritore o sono assimilabili?
In un motore endotermico avviene una totale distruzione di qualunque forma di vita. molto piu' che in normali caldaie, essendo un ambiente ad alta pressione (80 bar) e ad alta temperatura (max 2.300 °C e min 1.000 per circa 0,02 sec.)
Stando a quanto afferma la pubblicistica ( fonte “ ariacube”), proprio le elevate temperature che si sviluppano in un motore endotermico sono la causa della polimerizzazione degli acidi grassi con formazione di residui carboniosi agli iniettori. Si può aumentare la pressione agli iniettori per nebulizzare il più possibile l'olio animale ma il problema resta, è ineliminabile. Anche ammesso che la combustione sia eccellente e che gli idrocarburi incombusti si riducano a niente, è la polimerizzazione dei grassi che grava sugli iniettori.
si ma bisogna limitare al massimo questo problema. Più si tiene pulito il motore e meglio va. Anche il gasolio provoca residui e la manutenzione è sempre obbligatoria.
Ma per tenerlo pulito occorre smontarlo, me lo insegni tu. Bisogna forse smontarlo ogni 15 giorni? I residui del gasolio sono poca cosa rispetto a quelli del grasso. Non è vero?
il gasolio sporca molto meno e la manutenzione è più semplice, ma entrambi inquinano in egual misura.
3) Il problema per questi motori endotermici è il combustibile stesso. Oli grezzi da grasso animale hanno un buon potere calorifico ma una grande viscosità e producono idrocarburi incombusti( HC) e quindi residui carboniosi agli iniettori che non a caso devono essere puliti o cambiati ogni determinato periodo. Quindi appena prima di fermare il motore per pulirlo si suppone che vi siano gravi problemi di emissione. In altre parole è vero, come dicevi tu stesso, che in quei casi oltre alle emissioni dovute al combustibile si hanno quelle dovute alla combustione dei residui carboniosi stessi? L'emissione sostanziosa di particolato, anche
per un breve periodo di tempo, potrebbe creare un grave inquinamento circoscritto?
In realtà sarebbe un suicidio attendere che si incrostino gli iniettori o i pompanti. La manutenzione deve essere scrupolosissima: se non lo fosse si provocherebbero rotture devastanti. La viscosità non dà problemi poichè l'iniezione avviene ad oltre 95°C. La combustione a grasso è assolutamente assimilabile a quella a gasolio, e così pure l'inquinamento atmosferico, escludendo il fenomeno dell'effetto serra.

Capiamoci. La manutenzione potrà essere pure la più scrupolosa possibile ma è indubbio che le
incrostazioni si creano. Altrimenti non ci sarebbe nemmeno bisogno di spegnere e smontare il motore. C'è quindi un processo progressivo di deposito dei residui, per cui mentre si brucia il grasso c'è pure la combustione di tale quota di residui, le cui emissioni vanno a sommarsi a quelle dell'olio stesso. Il grasso è assimilabile al gasolio,ma produce più NOx e più polveri. Il grasso poi non è olio vegetale per il quale si può avere somma zero di CO2, bruciando grasso alla Citterio la CO2 aumenta annualmente di 3.500 t. ( 500 gr. per ogni Kwe)
Anche il grasso animale deriva dal mondo vegetale!!!!!!e quindi è energia rinnovabile e quindi non provoca squilibri di CO2, come invece gas e petrolio o carbone, i quali riportano nell'atmosfera attuale la CO2 sepolta nella terra milioni di anni fa modificando il clima: per questo si hanno contributi.
Ti sbagli di grosso. E' si una rinnovabile, perchè i maiali vengono allevati e macellati di continuo, ma gli allevamenti industriali sono una delle fonti più cospicue di emissioni di CO2 in atmosfera. Sono rinnovabili ma non a somma zero di emissioni di CO2. Vatti a leggere il PAES e le affermazioni del prof. Setti dell'universitàdi Bologna.
bruciando il grasso al posto del gasolio o del gas o del carbone, si immette in atmosfera la CO2 che comunque vi sarebbe immessa nelle fasi di marcescenza degli scarti se non venissero bruciati. Questa è la ragione degli incentivi.
Secondo la definizione di energia rinnovabile della CE tutto ciò che è biodegradabile è considerato rinnovabile, quindi tutto ciò che è organico lo è. Quindi in astratto avresti ragione tu.
Tuttavia, perchè sia sostenibile c'è anche il criterio della somma zero di emissioni di CO2 da rispettare. Per cui nel caso dei boschi o dei coltivi erbacei, bruciandoli si immette in aria la stessa CO2 che avevano catturato con la fotosintesi.
Nel caso di sostanze organiche non vegetali, il loro processo di degrado è dilazionato nel tempo e non direttamente impattante. Nel caso, poi, degli scarti animali il loro incenerimento è direttamente impattante, immette CO2, diversamente il loro trattamento per produrre mangimi animali lo dilaziona nel tempo ulteriormente.
E Kyoto ci chiede di diminuire le emissioni a partire da subito.
Ma assieme alla rinnovabilità c'è anche la sostenibilità da considerare.
Il principio di sostenibilità per le energie rinnovabili è fondamentale.
Senza di esso non si capirebbe, infatti, perchè le coltivazioni dedicate per produrre biodiesel siano da considerare negativamente : sottraggono suolo agricolo alle coltivazioni per alimenti e inquinano il mercato dell'affittanza agricola.
Non si capirebbe perchè siamo contro le centrali a cippato : oltre all'inquinamento della combustione della legna, infatti, occorre considerare che tagliando un bosco di 30 anni di età, ricrescendo impiega 5 anni a catturare la stessa CO2 di prima e quindi si perde continuamente superficie fogliare in grado di assorbirla.
Non sono sciocchezze da fondamentalisti! Se non ci accetta il criterio della sostenibilità avremo sempre meno boschi e sempre più areee coltivate ad uso energetico e non alimentare.
4) Hai affermato che il vero problema di questi impianti è la loro potenziale pericolosità. Anche avendo un PCL il cui software controlli sia l'immissione dell'urea che i valori degli inquinanti in uscita dall'SCR, dicevi che potrebbe verificarsi la possibilità che i valori sballati che compaiono nel PCL segnalino un'emissione che è già necessariamente avvenuta quando si interviene. Per questo tali impianti non debbono stare nei pressi di centri abitati? Quali fattori nocivi sarebbero in gioco?
Il monitoraggio delle emissioni che abbiamo già riscontrato in impianti costruiti a regola d'arte eregolarmente funzionanti ha dato esiti soddisfacenti. Ma è chiaro che la manutenzione deve essere rigorosissima: se l'impianto inquina significa che non sta funzionando come dovrebbe ed allora diviene pericoloso all'ambiente circostante, oltre che prossimo alla rottura (costosissima).......Pare molto saggio costruire questi impianti in zone poco abitate e di scarso valore produttivo alimentare, lasciando al gas naturale l'esclusivo monopolio della cogenerazione nelle zone protette.I valori nocivi sono equivalenti a quelli possibili con la cogenerazione a gasolio. L'assurdo è che la cog. a gasolio non ha leggi restrittive e nessun ente può limitarla, a differenza della cog. ad energia rinnovabile in generale, Trattasi di una fetecchia normativa di ineguagliabile stupidità.
Cosa vuol dire soddisfacenti? Tutto è relativo. Gli IPA( idrocarburi policiclici aromatici) e il cloro escono assieme ai fumi. Se tu bruci sostanze organiche si creano IPA,poche balle. La Citterio, nella sua relazione tecnica alla conferenza dei servizi , dice di abbattere il cloro della salatura attraverso la degommazione del grasso, ma deve ammettere che ne restano 15 ppm. Sembrano sciocchezze ma, bruciando annualmente 1.200.000 Kg di grasso, restano 15-20 Kg di cloro nelle emissioni. Non è che ce ne sia bisogno di molto di più per produrre diossina, anche sapendo che questa non si degrada, anzi tende ad accumularsi.
Hai ragione, ma non c'è di meglio purtroppo. L'alternativa dello scarto di macellazione quale sarebbe altrimenti?????? La sua combustione è il minore dei danni. Ad oggi col grasso fanno il biodiesel o lo buttano in discarica.......
Non è vero. Con gli scarti ci fanno le farine animali e i mangimi per gli animali da compagnia. Facciano anche il biodiesel che, per le emissioni, è molto meno inquinante e a differenza di quello da coltivazioni dedicate non inquina il mercato dell'affittanza agricola.
Nooooooo...le crocchette sono una minima parte e per fare il biodiesel si usano metanolo e soda e non ha senso alcuno. meglio bruciare il grasso tal quale nei grandi motori con denox e controllabili piuttosto che in tanti camion senza alcun controllo.
Guarda che nel caso di Citterio bastava 1 camion al giorno per portare gli scarti all’industria del petfood.
Mentre adesso quel motore cogenerativo corrisponde a 10 camion che vanno 24 ore su 24.
Chi inquinerà di più?
5) Tutto il processo di combustione e depurazione, dicevamo, è controllato da un software. Non c'è anche un meccanismo antimanomissione dello stesso che garantisca da intromissioni esterne e della corretta lettura dei dati?
Ci si deve augurare che gli enti controllori facciano il loro mestiere e che controllino con cognizione di causa. Altrimenti le manomissioni saranno normalità.
Per quanto io so c'è una ditta incaricata appositamente per l'installazione di un software antimanomissione, cosa che risulta dalla relazione tecnica. E'la TMB di Reggio E. che abbiamo cercato di contattare. Se non c'è tale software gli enti controllori cosa controllano? Quello che vuol fargli vedere la ditta?
No, ci sono i software idonei perchè nessuno manometta alcunchè.
C'è un tecnico, nostro amico, che afferma che il software antimanomissione deve essere garantito dalla ditta fornitrice, la TMB di Reggio E.
Se così non è, o è solo una garanzia di routine, la ditta può dare i numeri che vuole. Vero.
6) La pubblicistica scientifica per le emissioni da combustione di grasso ( fonte ARIACUBE) dice che è fondamentale che la temperatura in entrata nell'SCR sia perfettamente controllata sui 300°. Dice che per ottenere ciò non è sufficiente abbassare la temperatura in uscita dei fumi dal cogeneratore (450-500°) basandosi sul dosaggio dell'urea e quindi sull'evaporazione dell'acqua in cui questa è sciolta, perchè si rischia di immetterne di più del necessario proprio per abbassare la temperatura. Dice che per controllare la temperatura è necessario un catalizzatore ossidante a monte dell'SCR che ossidi il CO, poi l'SCR, e a valle di questo un catalizzatore ossidante che bruci il particolato, il COT, su un substrato ceramico.
Sono palle o è vero?
Vero ad eccezione del catalizzatore ossidante che bruci il particolato (non ne ho conoscenza). Solo un post combustore brucia l'incombusto, ma non dà benefici ambientali, anzi. Il particolato incombusto non dovrebbe esserci. Mai.
Si chiama CTR, ossida le particelle su un substrato ceramico. Il particolato o polveri sottili ci sono sempre, come tu sai, soprattutto nelle emissioni degli inceneritori. Si chiamano nanopolveri. Più sono infinitesime più è difficile eliminarle.
OK
7) Un motore da 98,5 litri, come quello della Termoindustriale per la Citterio, equivale come potenza a 10 grossi camion. Il fatto che vadano 24 ore su 24 produce un'emissione di CO2 pari a 3500 t. annue. Di fatto è come se al Poggio di S.Ilario Baganza passasse un pezzo di un’autostrada trafficata come la Mi-Bo.
Tu dici ,giustamente ,che la cosa è incompatibile con la produzione alimentare e con un territorio a vocazione agroalimentare di qualità. Ti chiedo, sarebbe compatibile vicino ad un'autostrada meno trafficata come la Parma mare? Non raddoppierebbe l'inquinamento delle aree attorno, già inquinatissime? Non pregiudicherebbe lo stato dell'aria nei paesi limitrofi ?
Credo che un'autostrada inquini ragionevolmente come centinaia di impianti. Tieni anche presente che ogni impianto rinnovabile deve spegnere altre fonti fossili inquinanti essendo in cogenerazione per definizione.Ciò che sicuramente si ha di benefici è la cessazione dell'emissione doi CO2.
Come ti ho già fatto rilevare, qui le emissioni di CO2 ci sono perchè si tratta di scarti di maiali e non di oli vegetali. Questo impianto non spegne niente, recupera solo del calore per consumare meno metano nella colatura. Sappiamo però che il postcombustore del rendering, che arriva a 950°, di metano ne brucia molto di più di quello che viene risparmiato. Diverso è scaldare una caldaia a pressione per la colatura a 135° dal portare un bruciatore a 950°. La cogenerazione deve essere applicata davvero nella realtà altrimenti resta davvero solo una definizione.
OK.
8) Citterio ha anche un impianto di rendering per colare il grasso. Le SOV ( sostanze organiche volatili), i fumi di cloro (cloruri) derivati dai residui della salatura dei prosciutti e gli odori nauseanti, dovuti alla colatura a pressione di 2 bar a 135° di temperatura, vengono convogliati tutti in forzata ad un  postcombustore esterno con camino di 14 metri. E' alimentato a metano, brucia per 8 ore al giorno per 260 giorni, per un totale di circa 2100 ore annue, raggiungendo la temperatura massima di 950° per 2 sec.
Quali sono le emissioni in Nm3?
Mi è difficile dare una risposta con così pochi dati, ma mi trovi d'accordo nel ritenere che un rendering nelle zone del prosciutto sia quanto meno un inutile azzardo..
A quanto mi consta le emissioni del postcombustore per circa 2000 ore annue sono circa 10- 12 ml. di Nm3
Il postcombustore inquina e non risolve nulla. Termoindustriale lo fa perchè guadagna vendendolo carissimo.....(FURBISSIMI a danno nostro...e dei committenti.)
Quindi è costoso, ha emissioni nocive ( diossina compresa) e immette nell'aria altra CO2. D’accordo?
OK
9) Quei fumi hanno potenzialmente tutti gli elementi per la produzione della diossina : idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e cloruri. La diossina non viene assolutamente nominata nella relazione tecnica della ditta e il postcombustore, si dice, dovrebbe avere la funzione di eliminare i cattivi odori che la lavorazione produce.
Quella temperatura potrebbe anche abbattere le diossine, o per farlo non occorre piuttosto che arrivi a 1200°, come nei forni inceneritori?
Dalla nostra esperienza nella combustione con gruppi diesel abbiamo rilevato che non si formano diossine. Il postcombustore non dovrebbe mai esistere, causando più guai che benefici.
Certo, se non hai una strumentazione per rilevare la mutagenesi come fai a rilevarle?
OK.ma non c'è di meglio.......
Certo che c'è di meglio : non incenerire le biomasse, come ha deciso Bovis, sindaco di Langhirano, in tutto il territorio comunale. Solo rinnovabili da sole, acqua, vento e impianti a biogas per lo smaltimento delle deiezioni animali.
Questa è una teoria filosofica, da cui non si esce. Per me bruciare biomasse è meglio che bruciare i combustibili fossili, ma solo il nucleare pulito porrà fine a questo dilemma. Grande BOVIS comunque.
10) Per suffragare la virtuosità energetica dell'impianto, Citterio afferma che col recupero dell'energia termica del cogeneratore( 3.900 Mwt utilizzabili su 16.000 Mwt totali prodotti) risparmia sul consumo di metano che ha in azienda, abbattendo così anche le emissioni di CO2 ed altro.
Ma quei 3900 Mwt, da recupero dei fumi e da raffreddamento del motore, vanno quasi tutti per la bollitura e colatura del rendering. E soprattutto, poi, c'è da considerare la combustione di metano del postcombustore.
Quanto consuma per portare la temperatura a 950° per 2080 ore annue?
Anche in tal caso mi mancano dati essenziali per darti una esauriente risposta scientifica. Ciò che è vero è che il rendering utilizza l'energia termica del cogeneratore al posto di caldaie a gas o gasolio.
Ma il rendering prima non serviva, il grasso veniva portato giornalmente alla Cremonini di Modena.
Ammettiamo che il rendering non bruci più metano( la ditta dice solo che il calore della cogenerazione ,1/4 di tutto il calore prodotto, serve a consumare meno metano non ad abbatterne completamente l'uso), il postcombustore, necessario a bruciare le SOV, ne brucia quantità molto superiori.
E' tutta qui la pretesa virtuosità ?
Ma già la cogenerazione è una parola magica, un mantra che giustifica tutto. Secondo me il risultato finale non si può neppure definire cogenerazione, oppure diciamo che è insostenibile anche dal punto di vista energetico.
Infatti a Langhirano e dintorni è assurda qualunque modifica dello status quo, ad eccezione della VERA cogenerazione rigorosamente a gas metano, che spenga camini esistenti e anzi li riduca il più possibile.Citterio è stato un pesce caduto nella rete di Termoindustriale e secondo me dovrebbe riconvertire il suo megaimpianto a gas. Lo potrebbe fare senza problemi.

In sostanza, dal confronto con l'ingegnere di biocombustibili emerge che per lui tutto ciò che è rinnovabile è virtuoso, mentre noi diciamo che deve essere anche sostenibile. Per lui bruciare biomasse può andare bene, per noi, come per il Sindaco di Langhirano, provocando grave inquinamento ambientale dovrebbe essere vietato.
Ma emerge anche una cosa importante, su cui entrambi siamo d'accordo. 
Il cogeneratore di Citterio non andava fatto.
1) Perchè pericolo ed inquinante
2) Perchè è in una zona di pregio agroalimentare
3) Perchè anche l'impianto di rendering è inquinante
4) Perchè il postcombustore del rendering, oltre che costoso, non basta a limitare l'inquinamento.

L'ing. Colla afferma addirittura che l'impianto dovrebbe essere trasformato in un cogeneratore a metano.

Parma 1-04-2013
Reteambienteparma
Serioli Giuliano