"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

domenica 21 settembre 2014

Citterio, 33.380 volte oltre il limite normativo

La scia di inquinamento da Felino al Po, passando da Parma

Arpa getta la palla nel campo della Provincia, delegando quest'ultima a rendere noti risultati e provvedimenti rispetto agli sversamenti nel rio Sant'Ilario da parte di Citterio, nel proprio stabilimento di Felino. ( http://goo.gl/HNdj6N )
Ma bastano poche parole per capire che di certo la situazione non è nella norma e che l'azienda non sta operando nel rispetto delle autorizzazioni in proprio possesso.
Ovviamente abbiamo immediatamente fatto istanza di accesso agli atti alla Provincia, ma nel frattempo vale la pena commentare la situazione.


I risultati delle analisi ( http://goo.gl/6BkffC ) delle acque denotano un grave inquinamento da grassi delle acque sversate da Citterio nel Rio S. Ilario: ben 33.400 mg/L , mentre sono consentiti dalle normative un massimo 20 mg/L.
Il risultato è sconcertante, 33380 volte sopra il limite.
Quello che sta accadendo risulta soprattutto evidente dall'ulteriore dato del COD (domanda chimica d'ossigeno) che è di di 328 mg/L, quando la normativa ne prevede un massimo di 160 mg/L, che a sua volta non è comunque un fatto normale, ma problematico.
Questo significa che nel processo di raffinazione nell'impianto di rendering è in atto un trattamento chimico del grasso finalizzato ad abbassarne l'acidità e poterlo bruciare senza che venga distrutto il motore del cogeneratore.
Il problema aveva impedito per più di un anno che il cogeneratore entrasse in funzione per produrre energia elettrica.
L'autorizzazione data a suo tempo dalla Provincia e dalla conferenza dei servizi era di bruciare come rifiuti gli scarti di grasso animale derivati dalla produzione del prosciutto.
L'autorizzazione non prevedeva nessun trattamento chimico del grasso, che configurerebbe la sua trasformazione di fatto a biocombustibile.
Arpa ora ha segnalato a Provincia e Comune di Felino i provvedimenti necessari a “eliminare le difformità riscontrate”, tipo uno sversamento 30 mila volte superiore alla norma ambientale.
In un rio che poi in località il Gatto, sfocia nel Baganza tutti i suoi grassi e reagenti chimici, che infine irrorano la Parma del suo contenuto non troppo raccomandabile.
Una scia che parte da Felino e arriva al Po.
Una scia che attiene direttamente alla falda acquifera sottostante.
E' eccessivo pretendere che l'opinione pubblica sia informata dei fatti?

Giuliano Serioli
21 settembre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

venerdì 12 settembre 2014

Citterio, Arpa conferma l'inquinamento

Nel Rio Sant'Ilario grassi e reagenti chimici: disastro ambientale?

A Felino l'agenzia per l'ambiente Arpa Emilia Romagna ha prelevato il 7 luglio scorso alcuni campioni di acqua putrida dal Rio S.Ilario, il torrentello che fiancheggia lo stabilimento Citterio e che ospita gli scarichi dei liquami dell'azienda.
Dai dati dell'analisi, effettuata il 13 agosto, risulta una quantità molto sostenuta di sostanze grasse 33.400 mg/L, cioè 33,4 g./L, con valori di COD (domanda chimica d'ossigeno) di 328 mg/L, più del doppio dei valori ammessi dalla legge pari a 160 mg/L (D.Lgs. 152/06 -Allegato 5 alla parte terza, tabella 3).
In chimica, il COD è l'acronimo per domanda chimica di ossigeno.
Il suo valore, espresso in milligrammi di ossigeno per litro, rappresenta la quantità di ossigeno necessaria per la completa ossidazione per via chimica dei composti organici ed inorganici presenti in un campione d'acqua.


Il che significa che nell'acqua del rio sono presenti sostanze chimiche che stanno continuando a reagire tra loro.
Riteniamo che Citterio, per poter bruciare il grasso senza distruggere il motore del cogeneratore, dopo un intero anno di stop, abbia adottato un processo chimico di neutralizzazione dell'acidità del grasso.
Il grasso viene sottoposto ad agitazione a 75° di calore e lavato con una miscela di soda caustica.
In questo modo gli acidi grassi vengono legati dall'idrossido di sodio, formando sali di sodio degli acidi grassi, cioè in pratica saponificano. Lo scarto è glicerina che contiene saponi.
La glicerina di scarto con saponi viene sversata nel rio, così il grasso di origine perde quell'acidità totale eccessiva che impediva al cogeneratore di partire.
Tale trattamento chimico del grasso assomiglia molto alla transesterificazione degli acidi grassi o loro trasformazione in biodiesel. Infatti per realizzare il biodiesel occorre un alcool ed un catalizzatore. Metanolo ed idrossido di Sodio( soda caustica NaOH).
Il prodotto di scarto di tale procedimento è il sapone, quello che le analisi hanno trovato in gran quantità nel rio.
In sostanza Citterio incorre in due infrazioni gravi.
Ha l'autorizzazione a bruciare grasso animale da scarti di lavorazione del prosciutto, ma non ha l'autorizzazione a trattarlo chimicamente fino a farlo diventare una sorta di biodiesel.
Sversa nel Rio S. Ilario i liquami derivati dal trattamento chimico del grasso che costituiscono un inquinamento grave della falda acquifera e del terreno circostante.
Cosa aspetta Arpa a verificare cosa stia succedendo all'interno dello stabilimento?
Recita il Codice di Condotta di Citterio.
Punto 1.7 Tutela ambientale.
La Società promuove la conduzione delle proprie attività incentrata sul corretto utilizzo delle risorse e sul rispetto dell'ambiente. I collaboratori, nello svolgimento delle proprie funzioni, si
impegnano a rispettare la vigente normativa in materia di tutela e di protezione ambientale”.

Le analisi

Giuliano Serioli
12 settembre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

martedì 2 settembre 2014

Il mistero del Rio Sant'Ilario

Il cogeneratore inquina il torrente?

E' dalla primavera 2013 che l'impianto di colatura del grasso e il cogeneratore per produrre elettricità e ricavarne incentivi pubblici targato Citterio è pronto ai blocchi di partenza.
Per più di un anno però non era stato avviato.

 

Il motivo era da attribuire all'ossidazione del grasso animale derivata dalla stagionatura, che non permette la combustione del grasso nel cogeneratore, visto che il risultato sarebbe un intasamento del motore e la sua precoce rovina.
Avevamo anche segnalato che giravano voci sui tentativi dell'azienda di servirsi di additivi chimici, al fine di ovviare al problema.
Ma questa procedura non è permessa dalle normative vigenti.
Questa estate però il sindaco di Felino Maurizio Bertani, invitato nell'impianto dall'azienda, ha potuto constatare che il cogeneratore era in piena attività.
Nello stesso periodo i cittadini del Poggio Sant'Ilario, sede dell'azienda, si sono accorti di un flusso anomalo di acqua nel Rio S.Ilario.


Questo piccolo corso d'acqua è normalmente asciutto nel periodo estivo, salvo nei momenti di pioggia intensa.
Ora invece presenta una portata costante di acqua.
I cittadini si sono anche accorti di diversi sversamenti lungo il rio, a distanza di tempo uno dall'altro, di una sostanza bianca simile alla soda.


Hanno così provveduto a segnalare la situazione ad Arpa che ha prelevato campioni di acqua da sottoporre ad analisi.
E' passato un bel po' di tempo ma dei risultati neanche l'ombra.
Perciò Rete Ambiente Parma si è attivato con Arpa per avere finalmente una risposta.
In questi giorni è stata spedita una Pec alla sede di Parma chiedendo per l'appunto che sia fatta chiarezza sull'episodio, in modo da rispondere alle giuste domande dei cittadini di Felino.
Cosa passa nel rio Sant'Ilario?
Che tipologia di azioni ha permesso che il cogeneratore fosse avviato?
Sono state verificate le rispondenze ai dettami di legge?

Giuliano Serioli
2 settembre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

martedì 26 agosto 2014

Tagliare e bruciare

Il piano della regione per fare cassa con il grande falò

La Regione Emilia Romagna sta redigendo il nuovo piano forestale per gli anni 2014-2020.
Dopo il solito rituale retorico, “gli interventi nel bosco devono essere all'insegna di una selvicoltura naturale, accostandosi il più possibile a come il bosco si sviluppa naturalmente per conto suo”,
si arriva al sodo: “E' in atto una forte tendenza all’abbandono delle attività gestionali del bosco... Per questo, pur riconfermando la primaria funzione protettiva e di conservazione della biodiversità svolta dalle nostre foreste, si rende necessario introdurre sul piano programmatico, alcune rilevanti novità tese a favorire la ricostruzione, in chiave di moderna imprenditoria forestale, della filiera produttiva, soprattutto a fini energetici, della risorsa boschiva”.
E' la dichiarazione formale di voler favorire tramite finanziamenti il taglio industriale del bosco.
Il fine principale è quello di costruire centrali a cippato che sfruttino la legna a fini energetici.
Saranno solo centrali termiche per il teleriscaldamento, come dichiarato finora?
No di certo.


Qui si stanno mettendo le carte in tavola come ha fatto molto più esplicitamente la Regione Toscana, che ha esplicitamente espresso la volontà di ottenere 70 Mw/h elettrici dalla legna con piccole centrali sotto il Mw. (http://www.greeneconomytoscana.it/)
La Regione Toscana vuole produrre energia elettrica, con efficienza del 10%, (è il livello dichiarato dal sindaco del comune di Monchio, per la sua caldaia a cippato). Non crediamo che le centrali toscane siano differenti, perché utilizzeranno cippatura di ramaglie, sfalci lungo le strade e scarti di disbosco e non certo legna da ardere, che ha un prezzo di vendita al dettaglio doppio rispetto al cippato: 12 euro la legna, 6 euro il cippato.
Monchio per fare funzionare la sua turbina da 100 Kwe brucia ogni anno 1.000 tonnellate di cippato. Per capire i numeri, i 70 Mw elettrici proposti dalla Toscana corrispondono a 700 volte la potenza elettrica della turbina di Monchio.
Quindi per produrre quella miseria di elettricità la Regione Toscana vuol bruciare 700.000 tonnellate di legna ogni anno.
Proprio una bella idea.
70 Mwe di potenza per 7.000 ore utili all'anno producono circa 500.000 Mwe, cioè 500 milioni di Kw/h.
Produrli con il cippato costa 42 milioni di euro (700.000 tonnellate di cippato per 60 euro).
In una moderna centrale a gas per produrre la stessa energia servono 90 milioni di metri cubi di metano che, a 30 centesimi di euro a metro cubo, fa 27 milioni di euro.
L'energia elettrica prodotta col metano costa il 35% in meno.
Ecco che però a coprire l'inefficienza entrano in gioco gli incentivi pubblici per le biomasse.
Produrremo energia elettrica come a fine '800 e la pagheremo carissima, con la scusa della riduzione di emissioni di CO2.
Ma è vero?
Dopo che si è fatto il taglio raso in un bosco ceduo, la superficie fogliare ci mette 2,5 anni per ricrescere e catturare la stessa CO2 di prima del taglio.
Dalla pubblicistica selvicolturale si sa che un albero cattura in un anno 20 Kg di CO2.
In un ettaro di bosco ceduo ci sono mediamente 400 alberi che moltiplicati per 20 kg danno 8 tonnellate di CO2.
Gli ettari da tagliare sarebbero 7.000 (700.000 t./100 tonnellate per ettaro) e quindi la CO2 che non verrebbe catturata, che resterebbe in aria, se tagliassimo tutti quegli alberi, sarebbe la modica cifra di 56.000 tonnellate.
Ma non è finita.
Occorre moltiplicare quelle 56.000 t. di CO2 per i 2,5 gli anni che impiega il bosco ad avere la superficie fogliare sufficiente a catturare la stessa quantità di CO2 di prima.
Quindi le tonnellate di CO2 diventano139.000.
Occorre tener presente che il bosco ci mette 30 anni a ricrescere, tempo in cui le sue funzioni idrogeologica e paesaggistica restano degradate e debilitate.
La nostra Regione sta seguendo le orme di quella toscana, elettricità dalla legna.
Ma non pare proprio una idea sostenibile.

Giuliano Serioli
26 agosto 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

mercoledì 16 luglio 2014

Petizione in difesa delle terre alte

Rete Ambiente Parma lancia una petizione per salvare la risorsa bosco

Quando la politica è assente, sono i cittadini a farsi carico dei problemi.
E a difendere le nostra montagne sembra non esserci più nessuno.
Le nostre montagne, i nostri boschi, sono non-luoghi, non-argomenti, perché lontane, spopolate, abbandonate.
Ambienti fragili ma perfetti per disegni di profitto, conquista, sperpero, ingordigia, proprio perché poco frequentate, una manciata di ore nei fine settimana, e poi l'oblìo.
Ecco che allora Rete Ambiente Parma ( www.reteambienteparma.org ) lancia una petizione sulla piattaforma Change ( http://goo.gl/pMxD3R ) per richiamare l'attenzione della Regione Emilia Romagna al rischio del taglio selvaggio nei boschi del nostro territorio.


Lo fa indicando anche 5 azioni che possono portare rimedio ad una situazione sull'orlo del non ritorno, dove in montagna è il mercato della legna da ardere a dettar legge.
Rete Ambiente Parma ritiene inaccettabile che, di fatto, a decidere delle sorti delle terre alte, dei suoi boschi e della sua economia, sia il mercato del profitto e del lucro a scapito dell'ambiente.
Le terre alte vanno difese, mettendo davanti a tutto il rispetto per l'ecosistema.
In montagna al degrado dei boschi per l'eccesso dei tagli si comincia a sommare anche quello dell'aria causato dalle polveri delle centrali a biomassa.
Tagliare e bruciare legna non crea alcuna economia, solo danni all'ambiente ed al turismo; mentre sulle Alpi si tutelano i boschi anche per il turismo, sullAppennino si taglia.
Non a caso tanti bilici carichi dei nostri ex querceti o faggete hanno targhe lombarde o venete.
La montagna non ha bisogno di perdere i suoi boschi, ha bisogno di un progetto industriale per risorgere economicamente.
E ha bisogno del sostegno di tutti i cittadini che oggi possono ancora godere dell'aria delle nostra montagne, mentre domani, chissà.
I punti di Rete Ambiente.
1- Incentivazione fattiva della conversione all'alto fusto dei cedui invecchiati (art. 59 - Norme di Polizia Forestale Emilia Romagna)
2- Sviluppo di consorzi di proprietari di boschi in grado di decidere tagli selviculturali che contemperino la difesa del paesaggio e quella dal rischio idrogeologico.
3- Finanziamenti regionali non più finalizzati allo sviluppo del taglio boschivo e di centrali a cippato che contribuiscono al degrado dei boschi e della salubrità dell'aria, ma finalizzati a sviluppare l'edilizia conservativa dei borghi montani in grado di promuovere il risparmio energetico.
4- Divieto di apertura di nuove strade per la raccolta del legname (Art. 20 - Norme di Polizia Forestale Emilia Romagna)
5- Divieto dei tagli lungo pendii molto ripidi (oltre il 100% di pendenza) onde limitare il rischio idrogeologico come suggerito dalle norme di polizia forestale (Art. 15).

I prossimi appuntamenti per discuterne sono:

Sabato 9 agosto ore 16
Camping e piazzetta di Berceto

Sabato 23 agosto ore 18
Castello di Compiano

Giuliano Serioli
15 luglio 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense