"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

venerdì 19 dicembre 2014

Un altro inceneritore inutile e dannoso

Il caso Pilastro
Gazzetta di Parma - 19 dicembre 2014
pagina 45
Argomenti
di Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma

lunedì 24 novembre 2014

Montagna, disastri e progetti

Gli eventi disastrosi che hanno così gravemente segnato la nostra montagna ed in particolare la Val Baganza ed il Cornigliese devono farci riflettere.
L'evento atmosferico che ne è stato la causa è sicuramente di carattere eccezionale: 260 mm per m2 di acqua caduta a Bosco di Corniglio in sole due ore corrispondono a 260 litri d'acqua su ogni m2 tutto in una volta.


L'effetto spugna del bosco e della lettiera non poteva sicuramente essere sufficiente a trattenere tutta quell'acqua caduta in così poco tempo.
Ma col probabile perdurare di simili fenomeni atmosferici e con lo stato già disastroso degli eventi franosi degli ultimi anni, c'è da chiedersi come porsi nei confronti della nostra montagna e quali misure adottare per limitare i danni.
La ceduazione completa o con rilascio di matricine ha un effetto immediato sul soprassuolo rimasto. L'eliminazione dell'effetto copertura delle chiome espone il suolo all'azione diretta degli agenti atmosferici. Il dilavamento e l'aumento del deflusso delle acque superficiali crea un'alterazione della lettiera, aumenta l'erosione per instabilità del suolo, contribuisce alla maggior incidenza degli eventi atmosferici estremi ed altera le caratteristiche dei corpi idrici forestali.
Il taglio industriale del bosco implica, inoltre, l'apertura di piste da esbosco con rottura della copertura del suolo in grado di innescare movimenti franosi per il venir meno dell'effetto spugna della lettiera stessa.
La ceduazione con rilascio di matricine comporta spesso la caduta delle matricine stesse a causa di eventi atmosferici violenti contro cui il loro isolamento non può niente come ad esempio il fenomeno del vetro ghiaccio, contro cui piccole piante estremamente rade non hanno difesa alcuna.
In sostanza, la ceduazione con la perdita totale della chioma ha come conseguenza un impoverimento del suolo.
Erosione e dilavamento ne sono una conseguenza diretta.
La ceduazione in suoli molto acclivi può portare ad un graduale esaurimento del terreno a causa dello squilibrio tra sostanze asportate e quelle restituite.
La ceduazione spinta cui stiamo assistendo nel nostro Appennino ad opera del mercato speculativo della legna da ardere, l'indirizzo dei finanziamenti pubblici verso il taglio industriale con movimentazione del suolo di interi versanti, l'incentivazione pubblica di centrali a cippato di legna per produrre calore ed energia elettrica sono tutti fattori che contribuiranno al degrado idrogeologico della nostra montagna e ad un ulteriore crescita della sua franosità ed abbandono economico.
Delle intenzioni programmatiche della Regione Toscana non ci sono più dubbi: ha espressamente rivendicato di voler promuovere la costruzione di centrali a cippato di legna sotto il Mw per una potenza complessiva di 70 Mw elettrici, bruciando 700.000 tonnellate di legna, che corrispondono a circa 7.000 ettari di boschi.
Ma anche le intenzioni programmatiche della Regione Emilia Romagna sul progetto di centrali elettriche da legna non sono da meno.
Al termine di un incontro su un progetto di pala eolica presentato da un ingegnare di Parma è emerso che la regione sosterrà e finanzierà a breve progetti di centrali a biomassa legnosa per la produzione di energia elettrica da dislocare in tutto il territorio dell'Emilia Romagna.
Allora è tutto vero quello che andiamo dicendo ormai da anni.
Per la nostra regione l'uso della risorsa boschiva per ricavarne elettricità è un obiettivo.
Le centrali a cippato attuali sono solo termiche, ma rappresentano un cavallo di Troia per cominciare un processo che porterà ad un disboscamento industriale di cui la speculazione attuale sulla legna da ardere è solo un pallido riflesso.
Una montagna sempre più abbandonata e sempre meno abitata sarà predata delle sue risorse naturali, anche se le istituzioni identificheranno questo processo come un esempio virtuoso di economia sostenibile

Giuliano Serioli
24 novembre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 10 novembre 2014

Citterio, un'arrampicata sugli specchi

Il sindaco di Felino Maurizio Bertani ha riportato, in consiglio comunale, le dichiarazioni di Citterio sugli ormai famosi sversamenti nel rio Sant'Ilario.
La scelta tentenna tra la gravità e il ridicolo.
La colpa del disastro è stata addossata ad una saldatura saltata nella vasca di accumulo, che ha originato una miscela di acqua mista a grasso. Tale miscela, anziché nel pozzetto delle acque nere, è stata sversata in una caditoia delle acque meteoriche.
Stiamo parlando dell'impianto di rendering.
Dopo la bollitura di grasso ed ossa, la colatura della parte grossolanamente filtrata del grasso viene trasferita per caduta in un serbatoio di contenimento, per il successivo trattamento di filtraggio. Anche la parte liquida proveniente dalla pressa viene inviata al serbatoio di contenimento per il successivo passaggio nel decanter verticale.

ERA UN RIO

La vasca è parte integrante del processo, è lì che il grasso sarà degommato e centrifugato ed è mescolato ancora in gran parte ad acqua.
Com'è possibile che si rompa una saldatura di questo tipo in un impianto appena costruito?
Non è stato forse collaudato?
Se fosse vero il racconto della saldatura sarebbe una cosa assurda e gravissima, soprattutto per gli operai che vi lavorano.
Com'è possibile poi che dalla vasca il grasso fuoriesca e raggiunga una caditoia, cioè un tombino per le acque piovane, all'esterno dell'impianto di rendering, nel piazzale?
Semplicemente non lo è.
A meno che l'impianto di rendering non fosse aperto sull'esterno, ma in questo caso non sarebbe più stato in depressione.
In occasione del secondo sversamento si sostiene che un iniettore del motore del cogeneratore si sia intasato e che per una taratura non corretta le sicurezze di cui è dotato il motore non siano entrate in funzione.
A questo punto il grasso fluidificato, cioè liquido, ha iniziato a colare affianco al motore e a gocciolare sull'area pavimentata fino a raggiungere la solita fatale caditoia e quindi il rio.
In un motore endotermico, che raggiunge temperature di 500 °C, si intasa una valvola, saltano le sicurezze, cola grasso bollente e finisce chissà dove.
E la sicurezza degli operai accorsi?
E la sicurezza degli abitanti delle case vicine?
E le emissioni fuori controllo?
Dopo una simile affermazione, come minimo la Provincia, l'autorità di controllo, dovrebbe ritirare l'autorizzazione e sottoporre a verifica tecnica l'intero impianto.
L'Arpa, dopo un simile episodio, dovrebbe monitorare in continuo l'impianto e le sue emissioni.
Il sindaco di Felino, di fronte a tali gravi fatti, essendo responsabile della salute dei cittadini e dei lavoratori che operano nel suo Comune, dovrebbe fare un passo indietro e ritirare la propria autorizzazione. Invece non chiede nulla ad Arpa e Provincia, ma semplicemente ascolta i racconti.
Noi rimaniamo convinti che l'azienda stia operando sul grasso delle trasformazioni chimiche non autorizzate.
Per rendere combustibile quel grasso ad elevata acidità, bisogna trattarlo con un procedimento chimico di separazione dei trigliceridi, e che siano solo questi ultimi ad essere bruciati.
Il resto del grasso deve essere buttato, magari sversato inizialmente nel rio, ed ora portato chissà dove.
Iren dovrebbe controllare il pozzetto dello scarico fognario dell'impianto di rendering, per avere cognizione di causa di ciò che sta succedendo al Poggio Sant'Ilario.

Giuliano Serioli
10 novembre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 27 ottobre 2014

Citterio, un procedimento chimico di lavorazione del grasso?

Alla richiesta di chiarimenti riguardanti gli sversamenti di materia bianca nel Rio Sant'Ilario la Provincia di Parma ci ha risposto che il grasso non viene trattato chimicamente ma solo con acido citrico nel processo di degommaggio.
La soda caustica, scrive la Provincia, è utilizzata dalla ditta solo nel processo di trattamento dei fumi e nessuna autorizzazione è in essere per il trattamento del grasso con additivi chimici.
Questa rassicurazione è sufficiente? Crediamo proprio di no.
L'impianto di rendering e di cogenerazione elettrica a grasso animale era già pronto dall'estate 2013.
Come mai è  rimasto bloccato per oltre un anno, fino all'avvio di agosto 2014?


La nostra ipotesi è che il grasso da scarti di produzione del prosciutto ha un'acidità totale molto elevata, perché la stagionatura provoca ossidazione.
Bruciare il grasso in quelle condizioni provoca rapidamente incrostazioni alle valvole del motore ed addirittura ne causa un rapido deterioramento.
Si arriverebbe così alla distruzione del motore del cogeneratore. 
Gli sversamenti nel Rio S.Ilario di materia bianca, occorsi non appena partito il cogeneratore fanno pensare che Citterio adotti un processo chimico per purificare il grasso.
Le analisi di Arpa, su un prelievo fatto dalle guardie ecologiche di Legambiente, davano valori di grasso 30.000 volte superiori alla norma. 
Ma anche valori superiori alla norma di domanda chimica d'ossigeno (COD). 
In altre parole, negli sversamenti presenti nell'acqua del Rio erano ancora in atto reazioni chimiche. 
Quali trattamenti chimici avvengono nel grasso all'interno dell'azienda?
Si dice che la soda caustica viene usata dentro lo scrubber e che il grasso viene centrifugato e trattato solo con acido citrico.
Cosa c'entra lo scrubber con gli sversamenti? 
Lo scrubber è una torre di lavaggio del gas in uscita dal cogeneratore, dopo che ha bruciato il grasso e serve a ripulire in parte delle polveri le emissioni che finiranno in aria attraverso il camino.
Come può la soda di quell'impianto finire sversata nel Rio insieme al grasso?
Non c’entra proprio niente.
La soda caustica c'entra eccome, ma non serve a pulire il gas quanto piuttosto a pulire il grasso.  
Prima vengono utilizzati dei cosiddetti tensioattivi, gli alchilbenzensolfonati (ABS), per separare gli acidi grassi dai trigliceridi. 
L'alchilsolfonato si lega con la catena degli idrocarburi lipidici, cioè col grasso, e il tutto viene neutralizzato con la soda caustica originando i solfonati sodici, la cui parte lipidica è adatta ad essere bruciata e l'altra, quella più acida, da smaltire.
Dopo tale lavaggio chimico, infatti, si bruciano i trigliceridi e si buttano gli acidi grassi. 
Lo sversamento biancastro nel Rio S.Ilario era probabilmente costituito da residui di acidi grassi da separazione chimica.
Il problema di questi tensioattivi è che non essendo biodegradabili sono nocivi per l'ambiente.
In Citterio quindi, oltre alle emissioni nocive dal camino, ci sono due situazioni gravi.
L’azienda trasforma il grasso in combustibile con un procedimento chimico, per il quale non è autorizzata.
Gli scarti non biodegradabili di quel processo chimico che in passato sono finiti nel Rio si producono ancora ma non si sa dove finiscono.

Giuliano Serioli
27 ottobre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

giovedì 16 ottobre 2014

Inquinamento, la madre di tutte le alluvioni

Il disastro ha una firma umana

E' vero, come denuncia Legambiente, che la cementificazione è la causa principale del mancato assorbimento dell'acqua piovana, e di conseguenza del suo dilavamento rapido verso valle.
Anche perché, se la cementificazione è statisticamente all'8% del territorio nazionale nel suo complesso, nella realtà, contando le aree montane che lo sono molto meno, nella pianura padana si arriva al 15%.
E' vero anche che sono troppi gli enti che fanno previsioni meteo in modo separato e che monitorano per loro conto gli eventi atmosferici: Protezione Civile, Ente Bonifica, Provincia,o quello che ne rimane, Comuni.


Dovrebbe invece funzionare meglio una catena unica, come quella della protezione civile, ma certo ha sbagliato le sue previsioni.
Tutti le hanno sbagliate.
Nessuno poteva immaginare che in due ore cadessero 26 centimetri di pioggia, come a Bosco di Corniglio. Una quantità d'acqua che nessuno ha previsto, come è successo nel fine settimana a Genova, o nei mesi passati nella pedemontana veneta, a Valdobbiadene.
Il cambiamento climatico è già in atto e ci trova impreparati a riconoscerlo, interpretarlo, prevenirlo.
I giornali hanno battezzato il fenomeno come “bombe d'acqua”, indicandolo come un evento anomalo.
Ma non basta, occorre chiarirne la dinamica.
Le previsioni sulla quantità di pioggia sono tarate sugli eventi precedenti, sullo storico delle precipitazioni in determinate località e non tengono conto di fattori nuovi, come ad esempio la maggior energia in gioco.
Nel nostro Appennino, un inverno senza neve fino a mille metri ha comportato che il calore immagazzinato dalla terra nei mesi estivi non si sia disperso con il ghiaccio e il gelo.
E' rimasto quasi intatto e si è sommato a quello dell'irraggiamento solare dalla primavera in poi.
Nella nostra montagna c'è sempre stato un microclima particolarmente umido, con temporali e massimi pluviometrici, perché l'irraggiamento solare su una foresta compatta creava le condizioni di evotraspirazione che favorivano temporali frequenti.
Ma questo nuovo rapporto energetico tra terra e cielo ha creato le condizioni per una estate anomala, con piogge quasi tutti i giorni, quasi fosse la condensa dell'evaporazione che il calore, l'energia in gioco, sviluppava.
Con l'autunno arrivano fronti di correnti fredde di differente temperatura che impattano su tale sistema energetico, sulla massa di umidità in eccesso presente, svuotandola dall'acqua tutta in una volta, con le conseguenze che vediamo.
Abbiamo innescato un meccanismo che esegue semplicemente le istruzioni date.
La pressione delle attività umane ha portato al surriscaldamento terrestre.
L'ambiente, per liberarsi dell'eccesso di calore, se lo scrolla semplicemente di dosso.
E sarà sempre peggio.

Giuliano Serioli
16 ottobre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 6 ottobre 2014

Citterio diffidata dalla Provincia

30 giorni per spiegare l'inquinamento ambientale

Da analisi effettuate da Arpa su campioni di acqua del Rio S.Ilario, che scorre a fianco dello stabilimento Citterio di Felino, si sono evidenziate quantità anomale di grasso rispetto alle normative vigenti, così come anomale è risultata essere la domanda chimica d'ossigeno.
Questi due elementi sembrano confermare che all'interno dell'impianto di rendering dell'azienda Citterio avvenga un trattamento chimico del grasso e non solo una sua centrifugazione, l'unica attività ammessa dall'autorizzazione ambientale integrata.


Prima che l'azienda Citterio avviasse il cogeneratore, l'impianto era rimasto fermo, anche se pronto, per oltre un anno.
Si era ipotizzato che il motivo fosse nell'acidità totale dovuta all'ossidazione del grasso da stagionatura, che poteva pregiudicare il funzionamento del cogeneratore, fino alla sua distruzione.
Solo un trattamento chimico con soda caustica avrebbe potuto abbassarne l'acidità.
E' quello che probabilmente è stato messo in opera all'interno dello stabilimento.
Arpa aveva precisato la situazione a seguito di una nostra interlocuzione.
Arpa, proprio perché spetta a questo Ente verificare le cause dello sversamento anomalo, ha provveduto ad effettuare propri accertamenti nelle date di 11/07/14, 17/07/2014, 30/08/2014 ed ha relazionato agli Enti competenti, Provincia e Comune, con proprie note: prot, 7939 del 17/07/14, prot 8365 del 28/07/14, prot. 10090 del 8/9/14. In particolare con quest'ultimo protocollo Arpa ha relazionato a comune, Provincia in merito a tutti gli interventi effettuati dall'11/7/14 al 30/08/14, attribuendo la responsabilità degli sversamenti di materiale biancastro nel Rio di Sant'Ilario alla ditta "Giuseppe Citterio SpA" e chiedendo l'emissione di provvedimenti amministrativi agli Enti preposti. La Provincia a seguito di quanto relazionato da Arpa ha quindi emesso specifico provvedimento di diffida in data 15/09/14 nei confronti della ditta Giuseppe Citterio SpA”.
Così in effetti è stato.
La Provincia con determina del 15 settembre “diffida Giuseppe Citterio SpA dall'effettuare operazioni gestionali da quanto previsto ai sensi del D lgs n° 152/06, in particolare, diffida dallo scaricare acque reflue diverse da quelle qualificate come meteoriche di pluviali, sia attraverso scarichi terminali o sfioratori senza adeguate autorizzazioni in materia. Ingiunge a Citterio, entro 7 giorni dal ricevimento della presente, lo stato degli scarichi specificando le motivazioni che hanno causato le difformità riscontrate. Ingiunge, altresì, a Citterio di trasmettere entro 30 giorni alla Provincia documentazione relativa all'acquisizione della suddetta domanda di parte dello Sportello Unico delle Attività Produttive nel suddetto termine. Si precisa che l'istanza, oltre alla richiesta per scarichi idrici, dovrà comprendere anche le eventuali richieste relative a titoli abilitativi necessari per lo svolgimento dell'attività di lavorazione della carne suina”.
Rete Ambiente Parma si è fatta portavoce presso la minoranza del consiglio comunale di Felino perché sia chiesta una seduta apposita del consiglio sul cogeneratore Citterio, le problematiche ambientali connesse, la diffida emessa dalla Provincia di Parma nei confronti dell'azienda.
Sulla base delle risultanze della seduta del consiglio comunale sarà necessaria un'assemblea pubblica, per discutere coi cittadini di tutta la grave vicenda.

Giuliano Serioli
6 ottobre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

venerdì 3 ottobre 2014

Dissest Economy

Il lato oscuro del green washing

Giovedì scorso, presso il circolo Zerbini, Rete Ambiente Parma ha organizzato un incontro con l’adesione di Lesignano Futura, Commissione Audit e l'associazione Gestione Corretta Rifiuti.
Si è parlato dei tagli dei boschi nel nostro appennino, del dissesto idrogeologico e della cosiddetta green economy, tre temi molto connessi tra loro.


A questo appuntamento tanti amanti della natura, ma anche attivisti di commissione Audit, Rifondazione, WWF, Slow Food, rappresentanti del comitato Palanzano, del Comitato di Felino, di Salviamo il Paesaggio.
Il primo intervento quello di Roberto Cavanna, Centro studi Monte Sporno, che ha mostrato e raccontato come vengono realizzati i tagli dei boschi, le condizioni dei sentieri e il paesaggio che si presenta dopo l'utilizzo scriteriato di motoseghe e mezzi pesanti.
Dalle foto del territorio della Val Baganza (è così in larga parte dell'appennino), un'area, che dovrebbe essere sotto tutela ambientale e con vincolo d'immutabilità, si è potuto capire quanto sia lontana la corretta gestione del patrimonio arboreo, a causa di tagli spesso non controllati e lasciati alla "competenza" di tagliatori improvvisati o non rispettosi delle norme vigenti.
Ci sono aree dove il taglio è stato realizzato lasciando una percentuale di matricine appena sufficiente, aree invece dove si è adottato un taglio raso, non lasciando in piedi nemmeno un albero.
Un altro elemento la "coincidenza" di alcuni tagli con la formazione di frane.
Esempio tipico la frana di Pietta nel Comune di Tizzano, e altre frane minori lungo la provinciale che da Calestano porta a Berceto.
Si taglia ovunque, vicino a una frana o su versanti fortemente in pendenza.
Difficile comprendere come le autorità non vedano tali pericoli.
Roberto Cavanna ha mostrato il taglio anche di alberi molto vecchi, utilissimi per il sostegno del suolo, anche con un diametro di un metro e più.
Piante secolari perse per sempre.
Un altro grosso problema è il dilavamento del suolo.
I solchi formatisi nel terreno vengono scavati dall'acqua, che non avendo più alberi che rallentano il suo deflusso, innescano una fase erosiva che porta smottamenti a valle.
L'utilizzo di mezzi pesanti per recuperare la legna tagliata, escavatori e caterpillar per creare vie d'accesso a trattori e camion creano strade che una volta terminata la missione vengono completamente abbandonate, provocando ulteriori erosioni.
Che peso ha la green economy sul territorio e sulle persone?
Giuliano Serioli si è posto la domanda su quali impianti servano alla montagna per sopravvivere, e le centrali a biomassa certo assomigliano di più ad una mera speculazione economica.
Tagliare migliaia di tonnellate di legna, disboscando l'appennino, bruciare e produrre una quantità misera di corrente elettrica, con un rendimento nell'ordine del 10%, è una follia.
Eppure la volontà della regione è di investire in centrali a biomassa, così come la Toscana, che intende realizzare impianti per 70 MW, che prevedono l'utilizzo di circa 700.000 tonnellate di legna ogni anno e un esborso di circa 42 milioni di euro, quando con una centrale a metano, meno impattante sotto il profilo dell'inquinamento da polveri e metalli pesanti, si spenderebbe circa la metà.
La strada per trovare energia è quella del risparmio, investire cioè quei 40 milioni nell'efficientamento energetico degli edifici.
La strada intrapresa dal mercato degli elettrodomestici, che oggi sono arrivati a rese energetiche inimmaginabili anni fa.
Gli impianti a biomassa invece portano sempre grandi problemi.
E' il caso del cogeneratore della Citterio a Poggio S.Ilario (Felino) che dopo lo stop per l'eccessiva acidità del grasso da bruciare, che potevano creare seri problemi al motore, ha risolto l'imbuto trattando lo scarto con reagenti chimici e soda caustica, soluzione poi sversata nel Rio S.Ilario, adiacente allo stabilimento, con conseguente inquinamento delle acque.
E la diffida arrivata dalla Provincia.
La strada da seguire per trovare un economia in montagna non può passare dal taglio indiscriminato dei boschi e dagli impianti a biomasse, ma da un piano di sviluppo rurale, turistico ed edilizio di recupero dei borghi ed efficientamento energetico.
Enzo Valloni, dell'università di Parma, ha portato l'esempio degli interventi contro l'erosione delle coste adriatiche, che avviene con annuali scarichi di tonnellate di sabbia, senza invece pensare a risolvere il problema a monte, cioè nei fiumi che non apportano più al mare la parte sedimentaria, che andrebbe a fermare il fenomeno erosivo.
Bisogna cambiare i PAES dei piccoli comuni della val Padana, in modo che prevedano di risolvere l’inquinamento del suolo agricolo da sversamenti di liquami degli allevamenti industriali.
Facendo sì che le 500 centrali a biogas esistenti, che digestano mangimi animali da coltivazioni dedicate, passino a trattare letame e, attraverso lo strippaggio dell’ammoniaca, producano biometano da autotrazione e da mettere in rete.

Andrea Ferrari

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 22 settembre 2014

Tagli boschivi & green economy

L'appuntamento è per giovedì 25

I tagli boschivi, il saccheggio delle risorse naturali da parte del mercato e della politica miope delle Regioni nascono dal guazzabuglio dei programmi della UE, che sostiene di voler accrescere la superficie forestale e nel contempo sviluppare energia da biomasse boschive.
La Ue, dopo Kyoto, ha adottato il programma 20-20-20, da raggiungere entro il 2020.



Ridurre le emissioni di CO2 del20%, accrescere del 20% l'energia da fonti rinnovabili, incrementare del 20% l'efficienza energetica.
In realtà è solo la crisi ad aver fatto ridurre le emissioni inquinanti, mentre l'efficientamento è ancora molto basso e lontano dal traguardo, e solo l'energia prodotta da fonti rinnovabili ha incrementato nettamente il suo valore attestandosi al 65%.
La direttiva europea Aria invece (no ad altre emissioni oltre la soglia esistente) è di fatto inapplicata.
In altre parole, un'economia liberista non è in grado di sviluppare l'energia da fonti rinnovabili senza penalizzare l'ambiente e l'aria che respiriamo.
E' la stessa Ue che ha prodotto lo sviluppo speculativo dell'energia da fonti rinnovabili, la cosiddetta green economy, che di verde ha molto poco se non niente.
La politica degli incentivi, slegati da qualsiasi grado di efficienza, spinta dai governi del nostro Paese, dalle Regioni e dalle altre istituzioni locali, ha fatto il resto: si costruiscono impianti non per usare in loco l'energia prodotta, ma con il solo scopo di incamerare soldi pubblici, i famosi incentivi.
Per dare una parvenza di progettualità alle fonti rinnovabili gli enti locali hanno promosso i Paes,
progetti molto astratti redatti da docenti universitari che mescolano impianti speculativi già esistenti e future applicazioni locali, frutto di cervellotiche farneticazioni di burocrati comunali.
Gli incentivi dovrebbero invece andare ad impianti promossi dalle istituzioni locali con la partecipazione ed il consenso dei cittadini, allo scopo di migliorare la qualità dell'aria, delle falde acquifere e dei terreni agricoli.
Non più soldi dal pubblico ai privati, ma dal pubblico al pubblico.

Se ne parlerà giovedì 25 settembre, alle ore 21, presso il circolo Zerbini di Parma (vicolo S.Caterina 1) in una serata di dibattito con Roberto Cavanna, esponente del Centro Studi Monte Sporno, Renzo Valloni, geologo, docente al Dicatea dell'Università di Parma, Giuliano Serioli, geologo, coordinatore di R ete Ambiente Parma.
Rete Ambiente Parma
per la salvaguardia del territorio parmense


Aderiscono : Associazione Lesignano Futura, Commissione Audit, Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse GCR

domenica 21 settembre 2014

Citterio, 33.380 volte oltre il limite normativo

La scia di inquinamento da Felino al Po, passando da Parma

Arpa getta la palla nel campo della Provincia, delegando quest'ultima a rendere noti risultati e provvedimenti rispetto agli sversamenti nel rio Sant'Ilario da parte di Citterio, nel proprio stabilimento di Felino. ( http://goo.gl/HNdj6N )
Ma bastano poche parole per capire che di certo la situazione non è nella norma e che l'azienda non sta operando nel rispetto delle autorizzazioni in proprio possesso.
Ovviamente abbiamo immediatamente fatto istanza di accesso agli atti alla Provincia, ma nel frattempo vale la pena commentare la situazione.


I risultati delle analisi ( http://goo.gl/6BkffC ) delle acque denotano un grave inquinamento da grassi delle acque sversate da Citterio nel Rio S. Ilario: ben 33.400 mg/L , mentre sono consentiti dalle normative un massimo 20 mg/L.
Il risultato è sconcertante, 33380 volte sopra il limite.
Quello che sta accadendo risulta soprattutto evidente dall'ulteriore dato del COD (domanda chimica d'ossigeno) che è di di 328 mg/L, quando la normativa ne prevede un massimo di 160 mg/L, che a sua volta non è comunque un fatto normale, ma problematico.
Questo significa che nel processo di raffinazione nell'impianto di rendering è in atto un trattamento chimico del grasso finalizzato ad abbassarne l'acidità e poterlo bruciare senza che venga distrutto il motore del cogeneratore.
Il problema aveva impedito per più di un anno che il cogeneratore entrasse in funzione per produrre energia elettrica.
L'autorizzazione data a suo tempo dalla Provincia e dalla conferenza dei servizi era di bruciare come rifiuti gli scarti di grasso animale derivati dalla produzione del prosciutto.
L'autorizzazione non prevedeva nessun trattamento chimico del grasso, che configurerebbe la sua trasformazione di fatto a biocombustibile.
Arpa ora ha segnalato a Provincia e Comune di Felino i provvedimenti necessari a “eliminare le difformità riscontrate”, tipo uno sversamento 30 mila volte superiore alla norma ambientale.
In un rio che poi in località il Gatto, sfocia nel Baganza tutti i suoi grassi e reagenti chimici, che infine irrorano la Parma del suo contenuto non troppo raccomandabile.
Una scia che parte da Felino e arriva al Po.
Una scia che attiene direttamente alla falda acquifera sottostante.
E' eccessivo pretendere che l'opinione pubblica sia informata dei fatti?

Giuliano Serioli
21 settembre 2014

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense