"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

giovedì 23 aprile 2015

L’aggressione al nostro territorio continua senza sosta

Sono ancora i tagli a caratterizzare gli scenari delle terre alte

Il tratto della Val Baganza che va da Calestano a Tavolana, tra il Monte Croce e il Monte Castello, e uno dei più suggestivi e spettacolari la cui bellezza è dovuta soprattutto all’integrità del manto boschivo. Ma è anche un luogo ad alto rischio idrogeologico per la presenza di diverse frane attive e, in particolare, quella della Riva dei Preti.


Il Monte Castello; la foto è stata scattata un anno fa.

Purtroppo anche in questa zona è iniziata l’attività di taglio che in breve porterà un forte degrado paesaggistico e, allo stesso tempo, aumenterà ulteriormente il già alto rischio idrogeologico privando questo territorio della sua naturale protezione.


In questa foto, scattata nei giorni scorsi, si può osservare, in alto a destra, linizio di un taglio su un ripidissimo pendio proprio sopra la frana della Riva dei Preti. Al momento il taglio è ancora limitato ma, molto probabilmente proseguirà, togliendo una naturale protezione in una delle zone più problematiche del nostro territorio.


Se i tagli continueranno in questa zona, oltre ad aumentare il rischio idrogeologico, causeranno un grave degrado paesaggistico così com'è avvenuto sul Montagnana.
La foto sottostante, scattata nello scorso febbraio da Canesano, mostra la condizione in cui si trova attualmente il Monte Montagnana.


Questa foto, scattata nei giorni scorsi, mostra il taglio effettuato di recente sotto la strada provinciale in un luogo (il castello di Ravarano) tra i più caratteristici della nostra valle. Si osservi la fortissima pendenza e l’estrema precarietà del territorio da un punto di vista idrogeologico.


Si è poi provveduto con un escavatore a realizzare una strada al solo scopo di trasportare la legna. Questa strada resterà nei prossimi anni priva di manutenzione e modificherà il deflusso delle acque piovane con effetti del tutto imprevedibili.


La costruzione di questa strada è stata autorizzata dall'ufficio tecnico del comune?

È stata fatta una valutazione dell’impatto che una simile opera ha sull'integrità del territorio?

È mai possibile che chiunque, con un escavatore, possa aprire piste, sbancare i pendii, ecc., senza alcuna valutazione del rischio che ciò comporta?

Come è possibile consentire la realizzazione di queste opere che sfregiano la bellezza del nostro territorio e aumentano il rischio del dissesto al solo scopo di trasportare poche migliaia di euro di legna?


Il Monte Scaletta e il Castello di Ravarano una delle zone più suggestive della nostra valle fortemente minacciata da un sfruttamento predatorio delle risorse boschive.

Cosa prevede la normativa

I boschi documentati in queste pagine, come la stragrande maggioranza dei boschi del nostro territorio, non sono boschi cedui (tagliati regolarmente ogni 20/25 anni) ma bensì cedui invecchiati (cedui semplici che hanno saltato uno o più turni di ceduazione) o cedui composti (boschi in cui si trovano contemporaneamente piante dalto fusto e polloni originati dalle ceppaie). Per questa tipologia di boschi lart. 59 delle PM e PF (Prescrizioni di Massima e di Polizia Forestale della Regione Emilia Romagna) prevede che venga favorita la conversione ad alto fusto.

Lart. 15 prevede inoltre che nelle aree forestali aventi una pendenza superiore al 100% e nelle frane attive e recenti venga favorita levoluzione naturale della vegetazione. I boschi in questione presentano entrambi queste caratteristiche.

Infine per ciò che riguarda lapertura di strade per lesbosco lart. 20 prevede quanto segue:

L'apertura e l'allargamento nonché la manutenzione ed il ripristino che comportino movimento di terreno di strade e piste forestali e mulattiere possono essere effettuati solamente previa autorizzazione ai sensi dell'art. 34 della L.R. n. 47/1978 e, laddove esistenti, nel rispetto delle previsioni dei Piani economici vigenti (art. 10 della L.R. n. 30/1981).
L' Ente delegato competente per territorio al fine di contenere fenomeni erosivi a carico delle scarpate può imporre l' inerbimento delle stesse o comunque la loro stabilizzazione attraverso interventi di ingegneria naturalistica.
Analogamente, l'Ente delegato, al fine di ridurre l'eventuale dissesto idrogeologico o fenomeni erosivi, può imporre il ripristino della vegetazione, mediante impianto artificiale, nei luoghi adibiti all'asportazione dei prodotti boschivi, qualora non si valuti opportuna la conservazione per le utilizzazioni future delle vie di esbosco e dei piazzali di deposito e di prima lavorazione aperti temporaneamente.

La strada in questione, come tutte le altre, vengono tracciate con brutali sbancamenti dagli escavatori e poi abbandonate a se stesse senza alcun intervento di manutenzione.


La normativa vigente, se propriamente applicata, consente uno sfruttamento sostenibile delle risorse forestali senza mettere a repentaglio lintegrità del territorio e le sue bellezze naturalistiche.

Ci domandiamo come mai le nostre amministrazioni e in particolare lUnione Montana (ex Comunità Montana) a cui è delegato il rilascio delle autorizzazioni di taglio, non abbiano a cuore lintegrità e la salvaguardia del nostro territorio?



sabato 11 aprile 2015

Dalla TiBre alla TiTre, una bufala milionaria

Dalla TiBre alla TiTre, una bufala milionaria
La Tirreno Brennero è il nostro Tav: oggi pomeriggio la manifestazione

La cosiddetta Tirreno Brennero, autostrada che collegherebbe il mare con le Alpi, è una bufala.
Non verrà mai costruita per intero, semplicemente per mancanza di fondi.
Il tratto tra Fontevivo e Trecasali, Titre, la cui costruzione sta per partire, rimarrà monco, si perderà nella campagna.
Come l'immagine surreale di una strada che non va da nessuna parte.
Perché farlo allora?
Perché è in autofinanziamento di Autocisa.


E dove trova i soldi? Aumentando del 7,5% i pedaggi autostradali tra il 2011 ed il 2018.
Li ha già presi e continuerà a prenderli dalle nostre tasche.
Semplice come passare sotto il varco del Viapass.
La Tibre è un vecchio progetto degli anni '70, rimasto nel cassetto, finché il rinnovo della concessione ad Autocisa in cambio di investimenti da parte della stessa non lo ha fatto riemergere dell'album degli orrori.
E' tornato il progetto, l'opera rimane inutile.
Non per chi costruisce.
Autocisa ha avuto la proroga della concessione, ha raccolto i soldi dagli ignari automobilisti, una ditta di costruzioni nota ha già vinto l'asta.
Pura speculazione, grasso che cola solo per alcuni, un affare obbligato e giusto per l'Unione Industriali.
D'altra parte, a suo tempo, la Provincia di Bernazzoli ed i Comuni attraversati dall'opera avevano dato il loro benestare, in cambio di alcune compensazioni ridicole ed invasive.
Si era opposto solo il Comitato di Trecasali, Ctt, nato contro la centrale a cippato da 130.000 tonnellate di Eridania, che poi alla fine non si è fatta.
Ora si tratta di mettersi a fianco del Comitato, per impedire che aborto stradale venga alla luce.
Si tratta di impedire che terreni agricoli essenziali per la produzione del parmigiano-reggiano vengano svenduti, asfaltati e persi per sempre.
Ci si meraviglia anzi che il Consorzio Parmigiano non si sia mai espresso e continui a tacere.
Sabato 11 aprile alle ore 15 si svolgerà la manifestazione a Trecasali e Sissa.
TiBre TiTre? Diventerà la nostra Tav!

Giuliano Serioli
11 aprile 2015
Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

martedì 7 aprile 2015

Sostiene Citterio

L'infinito filo di grasso che cola a Poggio Sant'Ilario

La storia del cogeneratore di Poggio Sant'Ilario è nata male e finita peggio.
Citterio aveva scelto da subito le vie legali contro Termoindustriale, la ditta che aveva fornito il motore per produrre elettricità, che fin dal giugno 2013 aveva dato parecchi problemi.
Il grasso animale è troppo viscoso per funzionare come combustibile e l'acidità eccessivamente elevata finisce per corrodere il motore.
Così il cogeneratore è rimasto al palo fino ad agosto 2014, dopo mesi di esperimenti di combustione finiti male.


Anzi, i tentativi avevano rovinato completamente il motore e portato al fallimento la stessa Termoindustriale.
Un altro motore, entrato in azienda con un trasporto eccezionale, ha dato il via a nuovi approcci.
Il grasso sarebbe stato trattato chimicamente e non solo centrifugato.
Ad agosto e settembre 2014 gli sversamenti di grasso nel Rio S.Ilario, a testimoniare in modo evidentissimo il trattamento chimico degli scarti.
Nel grasso trattato con tensioattivi come gli alchilbenzensolfonati, si separano infatti gli acidi grassi, sversati nel Rio, dai trigliceridi, buoni per la combustione.
A seguito dell'inquinamento del rio Arpa e Provincia hanno diffidato Citterio, imponendo misure di attenzione.
Ma evidentemente il trattamento coi solfonati non era ancora sufficiente a rendere possibile la combustione e venne presa la decisione di aggiungere urea al grasso, per ridurre la produzione di ossidi di azoto.
Il mix di additivi però ha prodotto un effetto devastante sulle parti meccaniche, corrodendo definitivamente il motore, lasciandolo grippato e inutilizzabile.
Citterio lo ha fatto rifare completamente, pistoni e camere di scoppio comprese, per tentare un nuovo avvio.
Citterio avrebbe giustificato il grippaggio dando la colpa ad un flusso di urea finito inavvertitamente nel motore.
Sostiene l'azienda che la mancata interruzione del dosaggio manuale di urea nel DeNOx a motore spento ma caldo per tutta una notte, abbia fatto evaporare l'acqua e prodotto cristalli di urea che hanno grippato il motore al successivo riavvio.
Non si capisce come l'urea possa finire nel motore essendo introdotta nel DeNOx, che si trova a valle dello stesso, trattandosi di un filtro di trattamento dei fumi.
In pratica dell'acqua di lavaggio contenente urea, perché di questo si tratta, avrebbe dovuto entrare nel motore superando le valvole di scarico.
Tecnicamente un viaggio impossibile.
Un ingegnere del settore ha commentato così questa ipotesi: “Quest'impiantistica è ormai talmente collaudata che sembra molto improbabile, per non dire impossibile, un ritorno della soluzione acquosa di urea verso il motore: la fluodinamica lo esclude, a meno di un improbabile, irresponsabile e dilettantesco difetto di tenuta delle valvole di scarico del motore. Tutt’al più potrebbe verificarsi un allagamento del condotto di scarico, che comporterebbe solo lo spegnimento del motore”.
E' molto probabile invece che l'urea sia stata aggiunta assieme al grasso per impedire la formazione degli ossidi di azoto, una pratica molto utilizzata per ridurre le emissioni.
Ma il motore del cogeneratore non poteva reggere a tutti questi composti.
In conclusione. Il grasso di scarto dell'azienda Citterio è effettivamente un rifiuto (R3), come recita l'Autorizzazione Integrata Ambientale.
In un motore endotermico brucia male e porta molte emissioni, con conseguenze definitive per la tenuta del motore.
Il grasso dovrebbe essere bruciato solo in caldaia, come previsto finora anche da EFSA.

Giuliano Serioli
7 aprile 2015

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense