"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti". (Martin Luther King JR)

martedì 26 aprile 2016

Biomasse e comuni virtuosi

La combustione di biomasse produce emissioni nocive ed emissioni di CO2 ma, in quanto fonti rinnovabili, si dice siano a saldo zero, tali da emettere in atmosfera la stessa CO2 catturata durante la crescita.
Per la combustione di legna, cippato e pellet non è la verità.


La legna, se proviene dall'estero, è prodotta dagli scarti dei tagli della foresta pluviale che ogni anno viene rimaneggiata. Un disastro ecologico proprio dal punto di vista della mancata cattura di CO2.
Se proviene dai nostri boschi cedui, si deve considerare che se non si perde superficie boschiva, si perde quella fogliare che impiega circa 3 anni a raggiungere la stessa capacità di cattura della CO2 di prima.
Non solo, il taglio industriale meccanizzato, che ha sostituito del tutto quello artigianale dei vecchi boscaioli, smuove il terreno ed il carbonio in esso contenuto da secoli, ributtandolo in aria, nell'atmosfera.
Quantificarlo come saldo zero è assurdo oltre che ridicolo.
Per la combustione di olio di colza o olio di palma, fonti rinnovabili, c'è lo stesso problema del mancato saldo zero di emissioni di CO2.
Intere foreste vengono tagliate per far posto a tali coltivazioni, la cui superficie fogliare è nettamente inferiore alla capacità di cattura delle foreste tagliate.
Per la combustione di grasso animale che sta sostituendo la colza, diventata troppo cara per l'aumento della domanda di mercato e anch'esso fonte rinnovabile, si pone sempre il problema del mancato saldo zero.
Se dagli scarti di macellazione animale si sottrae grasso da bruciare, con emissioni di CO2, si dovrà accrescere la produzione animale o la sua importazione dall'estero per compensare il loro mancato utilizzo nell'industria del pet e della cosmetica, e quindi con ulteriore emissioni di CO2.
Le emissioni nocive della cogenerazione di biomasse sono inversamente proporzionali alla potenza degli impianti stessi. Più un impianto è piccolo, più inquina.
Non avendo gli stessi numeri e valori di spesa di quelli grandi, non ha nemmeno filtri capaci ma solo cicloni per far precipitare solo le ceneri volanti.
Il problema emissivo è già però grave per i grandi impianti, perchè il benzopirene non può essere fermato dai filtri. I suoi valori sono già oltre i massimi in Trentino ed Alto Adige. Gli amministratori che hanno promosso quegli impianti non sanno più che fare.
In sostanza le biomasse, su cui oggi il governo punta, sono si fonti rinnovabili ma per niente a saldo zero. La loro combustione in cogeneratori produce emissioni nocive.
Tali impianti sono tanto più nocivi quanto più sono piccoli e numerosi, soprattutto in una Pianura Padana già gravata da polveri sottili e che deve già sopportare l'inquinamento da ossidi di azoto di un migliaio di centrali a biogas, simili a funghi velenosi che spuntano un pò dappertutto.
In tutti i PAES dei cosiddetti "comuni virtuosi" c'è il progetto di impiantare cogeneratori condominali ed aziendali sia a cippato che a grasso animale.
Una follia dal punto di vista del saldo zero di CO2, ma soprattutto dell'inquinamento dell'atmosfera del nostro territorio.

Giuliano Serioli
26 aprile 2016

Rete Ambiente Parma
per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 11 aprile 2016

Felino, eccellenze o rifiuti?

L'intervento di una imprenditrice all'assemblea di Felino

Il mio nome è Margherita Folzani, sono nata a Felino e qui vivo.
La mia famiglia possiede uno stabilimento di stagionatura di prosciutti da oltre 50 anni.
Sul significato e l’impatto che l’impianto di trattamento rifiuti di categoria 3, ossia ossa e residui dalle attività di disossatura e affettamento del prosciutto, e del collegato impianto di cogenerazione a olio animale che la ditta Citterio ha impiantato al Poggio di S.Ilario, ho già avuto modo di esprimermi circa 2 anni fa.


Dissi che la nostra vallata, la cosiddetta food valley, poteva diventare un campo di pentoloni che bollono ossa, con relativa puzza e ovviamente alterazione e inquinamento dell’aria che respiriamo, noi e soprattutto i nostri figli.
Da allora l'amministrazione comunale di Felino, appoggiata evidentemente da quella provinciale e regionale e, leggendo i giornali, anche dall’indirizzo del governo nazionale, ha allargato la possibilità di realizzare questi impianti. Senza riprendere i dettagli già presentati, diciamo che ha aperto non solo una via ma una autostrada alla loro realizzazione.
Come se il nostro futuro, nonché destino, fosse nei rifiuti.
Noi sulle colline parmensi abbiamo costruito negli ultimi 100 anni un sistema economico unico, in cui le attività agricole si sono integrate in un sistema industriale che non è solo alimentare, ma è intrecciato all’industria meccanica e a tutto ciò che vi ruota intorno.
Siamo aziende di piccola-media dimensione, che hanno saputo crescere dal distretto locale e integrarsi in una economia europea e mondiale: esportiamo ovunque prosciutti, salami, macchine per lavorazioni alimentari, ma anche pomodori, vini, e altro.
L’ultima nostra sfida è la globalizzazione, che ci mette davanti prodotti e macchine stranieri a prezzi bassi, ma la qualità con cui realizziamo i nostri prodotti, la nostra flessibilità, la nostra creatività: questo è la carta vincente, la nostra eccellenza.
Sembra invece che l'unico interesse siano i rifiuti.
Ma la nostra non era la food valley? La culla delle eccellenze alimentari? Sbandierate dai nostri politici locali quando si esibiscono davanti a qualche platea? Come possono convivere le cosiddette eccellenze alimentari con più o meno contigui impianti di trattamento rifiuti? Anche se sono rifiuti alimentari, sempre di rifiuti si tratta, e nel loro trattamento si sprigiona puzza, fumo inquinato, e l’immagine dell’ambiente non è particolarmente impreziosita.
Ho pensato a quello che le nostre amministrazioni pubbliche, con l’appoggio poco lungimirante delle varie associazioni di industriali e produttori, hanno progettato per noi della food valley; ho pensato al rischio delle nostre eccellenze, al rischio delle nostre aziende, a quale futuro per i nostri giovani che crescono in questa vallata: non più un futuro da operai specializzati a salare con sapienza i prosciutti di Parma o a conciare carni macinate per il salame Felino, ma a spalare residui carnei nei bollitori di ossa, non più un futuro da ragionieri negli uffici commerciali per spedire negli Stati Uniti o in Giappone, ma a registrare bollette di scarico di rifiuti negli impianti; e quante attività non più necessarie sparirebbero; quante imprese che già esportano potranno pensare a delocalizzare alla prima occasione in ambienti meno a rischio.
Tutto il territorio si impoverirebbe.
E’ logico pensare che non tutti i comuni apriranno le braccia a questo tipo di impianti, così se solo Felino li accoglie arriverebbero tutti qui.
Felino sarà non più la “capitale dei salami” come citava tanti anni fa un cartello all’entrata del paese, ma sarà la “capitale del rifiuto”.
Forse tra 20 anni la nostra amministrazione comunale sostituirà la statua del porcello nel parco qui accanto, testimonianza dell’origine della nostra economia locale e del nostro benessere, con un osso fumante.

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

giovedì 7 aprile 2016

Economia e istituzioni a Felino

Il nostro territorio è parte di una delle zone più produttive d'Europa.
Perché tale è la Pianura Padana.
La provincia di Parma ne è a pieno titolo la capitale alimentare.
Ma la Pianura Padana è anche una delle zone più inquinate del mondo.
Assieme alla Ruhr, compete con le zone industriali cinesi per il titolo di campione del mondo per inquinamento da polveri.


Polveri sottili da traffico veicolare, dal riscaldamento domestico a legna e da ricombinazione secondaria dell'azoto ammoniacale da allevamenti industriali di cui la valle del Po è piena.
A tutto ciò vanno sommate le emissioni dell'apparato industriale del Nord, cui ultimamente si sono aggiunte quelle dei cogeneratori di un migliaio di centrali a biogas (500 nella sola Lombardia) e le
emissioni di alcune centinaia di cogeneratori da centrali a cippato di legna.
E' la famosa energia da biomasse.
Per la sua particolare struttura geomorfologica, tutta cinta da montagne e non percorsa da venti periodici, nella Pianura Padana le polveri sottili tendono a permanere stratificandosi e d'inverno si abbattono al suolo per il fenomeno dell'inversione termica.
Se non piove, si superano abbondantemente i 35 sforamenti annui dai 50 microgrammi di PM10 consentiti dalla normativa.
Insomma un'aria di pianura non precisamente salubre, se la stessa Regione Emilia le ha appioppato il colore rosso, prescrivendo che nessun nuovo impianto vada ad aggiungere altre emissioni a quelle esistenti.
Senza contare l'inquinamento da nitrati della falda acquifera e quello da diserbanti e pesticidi del suolo su cui tutti i coltivi di pregio crescono.
Nella Pianura Padana si ha la metà dell'intera produzione nazionale di pomodoro e Parma ne è il maggior centro di trasformazione industriale.
Ma le eccellenze alimentari della nostra pedemontana sono soprattutto il grana ed il prosciutto,
esportati in tutto il mondo, così come i vini: lambrusco e malvasia.
La produzione di parmigiano-reggiano ha due nemici: le aflatossine e le micotossine, che dal mais siccitoso finiscono nel latte e poi nelle forme, rendendole tossiche e i clostridi presenti negli insilati di mais che alimentano le centrali a biogas, i quali gonfiano le forme, crepandole.
Al comitato di Calicella, che ha sconfitto la centrale omonima e al Consorzio del grana è sfuggita solo la centrale a biogas del marchese Malenchini a Carignano.
Nella zona pedemontana niente centrali a biogas.
I prosciuttifici da Traversetolo a Langhirano e Sala sono il maggiore settore industriale, fonte di occupazione e di esportazione.
La deflazione mondiale, comprimendo tutti prezzi delle materie prime, fa lo stesso con le cosce di maiale che arrivano da tutta Italia, favorendo un aumento della produzione, dell'export e dei guadagni. In questo modo, però, minore è il controllo del Consorzio sul disciplinare che prevede che i suini siano di 11 mesi, mentre spesso sono di 8.
Maiali cresciuti più in fretta con mangimi spinti e non regolamentati.
Tutto per produrre di più e più rapidamente, a scapito della qualità. Questo vale soprattutto per le ditte maggiori che comprimono i prezzi robottizzando le linee di produzione ed usando manovalanza generica, fornita dalle cooperative.
Robottizzazione che, nei confronti delle ditte artigiane che si servono ancora di operai specializzati, le avvantaggia anche dal punto di vista dei controlli sanitari e della medicina del lavoro, mentre lo sono già nell'export per i numeri maggiori del venduto.
La tentazione delle aziende maggiori sarà quella di delocalizzare in futuro parte della produzione sfruttando il marchio che gli deriva dalla zona tipica.
La tentazione già in atto, invece, è quella di produrre energia per incamerare incentivi dalla combustione di biomasse animali.
Tre anni fa l'inceneritore a biomassa nel comune di Felino aveva visto la giunta Lori appoggiare la ditta contro il comitato.
Diversamente da Cozzano, dove un comitato di cittadini aveva trovato l'appoggio della giunta Bovis contro l'installazione di un altro combustore.
A tutti gli effetti, non si comprende come il Comune di Felino possa autodefinirsi "comune virtuoso".
Forse per i volumi della raccolta differenziata?
Ma ormai tutti nel territorio fanno lo stesso, persino Parma sta arrivando a quei livelli.
In realtà non ha alcun progetto concreto di sviluppo delle energie da fonti rinnovabili.
Niente fotovoltaico e niente risparmio energetico.
Ha favorito in ogni modo la costruzione di un inceneritore a biomassa animale in una zona di produzione di eccellenze alimentari.
Ha messo tale impianto nel suo PAES come esempio di sostenibilità, unitamente a ipotetiche centrali a cippato condominiali che nessuno mai farà perchè cervellotiche ed insensate.
Ha il massimo di consumo di suolo dopo il comune di Fontevivo, governato dalla Lega.
Disattende completamente le normative europee del saldo zero di emissioni in nuovi impianti industriali, recepite dalla Regione Emilia Romagna.
Non ha applicato in alcun modo il principio di precauzione quando il motore dell'inceneritore è improvvisamente grippato.
Il Comune ha anche aggiunto una variante edilizia per cui qualsiasi azienda può costruirsi il suo cogeneratore a biomassa, dando la stura ad altri inceneritori.
Come può questa giunta comunale governare un territorio produttivo così importante e nello stesso tempo così delicato?
Noi chiediamo ai cittadini di bocciarla.

Giuliano Serioli
7 aprile 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

giovedì 31 marzo 2016

Stato di salute

Un Pianeta sotto tiro

Dello stato di salute del pianeta si ricordano ogni tanto le istituzioni.
Compito dei media, poi, suonare la grancassa della retorica.
Da Kyoto al Cop 21 di Parigi, un susseguirsi di proclami dei quali l'assetto industriale bellamente se ne infischia.
L'ideologia liberista che guida la finanza del mondo ha ben altro a cui pensare.


Ad esempio la bolla del debito che si sta gonfiando.
Debiti degli stati per salvare banche, cui sommare debiti delle aziende e dei consumatori.
Se i 4/5 della ricchezza vanno ad 1/5 della popolazione, tutti gli altri possono comprare solo di che sopravvivere.
Ma i soldi veri di quel quinto vanno solo al 10% della popolazione, l'altro 90% può comprare solo a rate, indebitandosi.
Mutui con cui le banche creano denaro dal denaro, ma anche insolvenze e debiti inesigibili.
Una bolla che crea deflazione, depressione e blocco degli investimenti.
Per un futuro a tinte fosche. Un futuro di guerra.
Quasi che la spada di Damocle del cambiamento climatico non sia già sufficiente preoccupazione.
Si sta incrementando follemente l'antropizzazione del pianeta, come se le risorse naturali fossero infinite.
Così le considera l'apparato industriale: risorse infinite e gratuite.
Gratis aria, acqua e suolo.
L'avvelenamento dell'aria da polveri lo paghiamo noi col costo della sanità.
Siamo sempre noi a pagare l'inquinamento dell'acqua da scarichi industriali e allevamenti.
In bolletta il costo della depurazione è ormai pari a quello dell'acqua stessa.
Il rimaneggiamento del suolo agricolo per la cementificazione ci costa alluvioni e allagamenti nelle città.
Paghiamo tutto noi, senza alcun vantaggio, solo veleni, sovraffollamento e guerra.
Dicono che l'energia da fonti rinnovabili ci salverà, ma è già diventata green economy, speculazione anche questa.
All'apparato industriale se ne aggiunto un altro, quello dei cogeneratori a biomassa che bruciano legna ed olio.
Quella biomassa proviene dal taglio delle foreste pluviali per creare piantagioni di colza e palme da cui ricavare olio.
Ma pazienza, dicono, tanto il saldo è zero. Una stupida menzogna.
Oltre a quel verde tagliato che non cattura più CO2, la deforestazione butta in aria il carbonio stivato nel suolo che è molto di più.
Quei combustori di biomassa sono qui da noi, in Europa, e le loro emissioni si sommano a quelle dell'industria.
E con quali criteri le istituzioni fissano le normative per quelle emissioni?
Saranno criteri compatibili con l'economicità del processo industriale o compatibili con la salute della gente?
La risposta è nella cappa di polveri sottili che copre le aree industriali d'Europa e della fabbrica-mondo che è ormai la Cina.
E’ nelle normative tedesche che sono 3 volte più stringenti delle nostre.
E com'è lo stato di salute del nostro cortile? Della Pianura Padana?
Ad inizio anno i giornali hanno pubblicato un dato statistico preoccupante, un picco di mortalità nel 2015 superiore dell'11,3% a quella del 2014. Una crescita paragonabile solo agli anni delle due guerre mondiali.
Il dato è nazionale, ma è altamente presumibile che si riferisca alla parte più inquinata, la Pianura Padana.
Quello che colpisce è la quantità di sforamenti dai 50 microgrammi di PM 10, di polveri sottili. Tutta la Pianura ne è costellata.
Polveri di cui 1/3 deriva dal traffico veicolare e dall'industria, 1/3 dalla combustione domestica di legna ed 1/3 dalla ricombinazione secondaria in aria dell'azoto degli allevamenti zootecnici industriali. Azoto derivato dall'ammoniaca degli spandimenti di letame.
Senza contare le emissioni nocive di circa un migliaio di centrali a biogas (500 solo in Lombardia), alimentate principalmente con mangimi vegetali da coltivazioni dedicate.
Complessivamente, la bellezza di 40 miliardi di N/m3, tra cui, oltre alle polveri, ossidi di azoto, ossidi di metalli, benzopirene, diossina.
Chi produce eccellenze alimentari in questa valle continua a far finta di niente.
Noi continuiamo nel nostro ruolo di Cassandre.
Per dire dell'urgenza di rinunciare alla combustione di biomasse, ai cogeneratori delle centrali a biogas, producendo solo biometano, proveniente dallo strippaggio dell'ammoniaca, risolvendo così l'inquinamento delle falde acquifere e la formazione di particolato secondario da azoto ammoniacale.

Giuliano Serioli
31 marzo 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

lunedì 21 marzo 2016

Salviamo il Paesaggio


La Rete delle oltre 1.000 organizzazioni che hanno dato vita al Forum nazionale dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio “Salviamo il Paesaggio” chiede che si approvi rapidamente una legge efficace per arrestare il consumo del suolo e propone di migliorare il testo del Disegno di Legge in procinto di passare all’esame dell’Aula alla Camera dei Deputati.

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martedì 8 marzo 2016

Io uccidio (la natura)

Le prove dello scempio in un sopralluogo curato dalle associazioni ambientaliste Centro Studi Monte Sporno, Legambiente, Lipu, Lesignano Futura, WWF, Rete Ambiente Parma

La devastazione a Mulazzano Ponte: alla faccia del taglio selettivo.
Il sopralluogo è stato effettuato lo scorso 5 marzo.

Lasciamo parlare le immagini

Com’era il bosco con sorgenti che avevamo chiesto di risparmiare dal taglio

Ecco com’è ridotto adesso: Foto scattata circa dallo stesso punto della precedente. Non c’è più traccia della sorgente.

Questo è quello che rimane del bosco davanti ai salumifici.

Nel tratto più a valle della zona dei salumifici è stato eliminato il filare di alberi presente sulle sponde: ora non è rimasto nulla.

Devastazione del pioppeto maturo.



Gli strumenti del microchirurgo: pinzetta

Gli strumenti del microchirurgo: coppia di bisturi.




domenica 6 marzo 2016

TerremoTriv

La rovina sale dagli abissi

Trivellare si o no, si chiede Leonardo Maugeri.
Lui è l'esperto che tre anni fa aveva predetto la capacità di sviluppo del fracking.
700 gli additivi chimici utilizzati nelle operazioni di fracking per l’estrazione di shale oil e shale gas secondo l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA).


"In linea generale no, quando la trivellazione ha per oggetto formazioni dalle prospettive modeste o incerte e rischia di diventare una sorta di accanimento terapeutico contro il sottosuolo e l'ambiente. Certamente no, se le attività di esplorazione e sviluppo non seguono le migliori pratiche ambientali e sia possibile un costante ed effettivo monitoraggio pubblico".
La risposta di un tecnico come Maugeri ha un sapore chiaro e definitivo. Le trivelle nel nostro Paese, al di là di qualsiasi giudizio di valore sull'uso di carburanti fossili, costituisce un accanimento contro l'ambiente.
Mister terremoti, il professor Leonardo Seeber, è uno dei più noti sismologi mondiali, docente al Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University.
Afferma: “L’Italia si profila lungo un contatto tra placche tettonicamente attive. Di recente, si è anche capito che le attività ingegneristiche possono alterare lo stato meccanico della crosta terrestre in maniera sufficiente da triggerare terremoti. Triggerare significa anticipare un terremoto che senza l’intervento umano sarebbe accaduto più tardi. Quindi, rispondo di sì, l’attività estrattiva di idrocarburi è ben conosciuta come un agente che può alterare lo stato meccanico crostale in maniera sufficiente da triggerare terremoti”.
Le trivellazioni in pianura padana.
Le numerose trivellazioni avvenute nel corso degli anni avrebbero modificato l'equilibrio geologico dell'area compresa tra le province di Modena e Ferrara. A conferma di questo collegamento ci sarebbe l'epicentro di quasi tutte le scosse tra Finale dell'Emilia, Cento e San Felice sul Panaro.
Uno dei vertici di questo triangolo, Finale dell'Emilia, è all'interno di una concessione mineraria per l'estrazione sia di petrolio che di gas: la concessione Mirandola, ex Eni ceduta da qualche anno alla controllata di Gas Plus Padania Energia.
Questa concessione è attiva, con otto pozzi, da nove anni.
Esiste anche la possibilità di inquinamento di falde acquifere. Quest'ultima un'ipotesi è “purtroppo assolutamente realistica “, si legge nel documento in cui si fa riferimento l'incidente del lago del Pertusillo in Basilicata, dichiarato “senza vita” a causa di inquinamento da idrocarburi. “Incidenti che purtroppo possono sempre verificarsi, laddove si lavora con sostanze pericolose, infiammabili, inquinanti, tossiche”.
La zona della pianura padana più vicina la Po, il cui substrato è formato da limo misto a sabbie, è soggetta a liquefazione, cioè alla perdita di resistenza. Si ha cioè il cedimento di un terreno sottoposto a pressioni o vibrazioni. Alla liquefazione si possono associare lesioni negli edifici, subsidenza e altri effetti meno devastanti che tuttavia possono produrre gravissimi danni.

Giuliano Serioli
6 marzo 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

mercoledì 2 marzo 2016

Waste Land o la Terra Perduta

No, non è l'ode di Thomas Eliot, ma la Pianura Padana che rischia di diventare terra desolata.
In tante città del Nord siamo ormai ben oltre la soglia dei 35 sforamenti annui oltre i 50 microgrammi per metro cubo di polveri PM10, che è il limite massimo consentito.
In realtà si tratta di PM 2,5, il particolato fine che veicola benzopirene e diossine, sostanza ancora più pericolosa.
I blocchi del traffico in centro servono solo a battere un colpo, a dire che le istituzioni sono consapevoli della situazione.
In realtà sono colpevolmente responsabili.
La cappa di piombo che ci sovrasta è carica di innumerevoli fattori di inquinamento.


Quello industriale, degli inceneritori di rifiuti, della combustione di biomasse, del traffico veicolare,
della green economy e dei cogeneratori (500 centrali a biogas solo in Lombardia), del riscaldamento domestico (soprattutto da stufe a legna, a pellet e caminetti) ed infine l'inquinamento originato dalla dagli allevamenti zootecnici.
L'ammoniaca che si sprigiona dalle deiezioni animali e dai digestati sparsi sul terreno, si combina con l'azoto e lo zolfo presenti nell'aria originando particolato secondario, piccole particelle di nitrato e solfato d'ammonio. L'azoto ammoniacale, insieme al riscaldamento da legna ed al traffico veicolare, è quindi uno dei principali inquinanti dell'aria.
Ma lo è anche per i suoli e le falde acquifere.
L'eccesso di spandimenti di letame e digestati da biogas nei terreni agrari finisce per dare concentrazioni tali di ammoniaca da infertilizzare i suoli.
Tale eccesso scende poi verso la falda acquifera inquinandola attraverso la lisciviazione dei nitrati.
E' proprio la stessa green economy a riempire il vaso di Pandora degli inquinanti.
Green che diventa quasi una sottile, mortale presa in giro.
I PAES (piani attivazione energie sostenibili) sono pieni di cervellotiche applicazioni dell'energia verde, ma sono poi le lobby finanziarie a cavalcarne la concretizzazione.
Sono i cogeneratori che bruciano il biogas delle mille e più centrali, spuntate come funghi velenosi in questa nostra desolata campagna, in quelle terre alte abbandonate ai camini.
Alimentate con mais e triticale, sottraggono terreni agricoli alle coltivazioni alimentari, impestandoli con ancor più diserbanti e pesticidi.
E' la lobby dei combustori a propinarci la favola triste che bruciare è bello. A raccontarci che centrali a cippato e stufe a pellet si servono della migliore tecnologia esistente, senza aggiungere che hanno emissioni di polveri almeno 300 volte maggiori del metano e del GPL.
Mentono, approfittandosi della crisi e spingendo il governo a concedere loro incentivi.
Cosa fare allora?
Eliminare gli incentivi alla lobby dei combustori.
Limitare il taglio selvaggio della legna in montagna, demandando le quote di taglio ai consorzi di proprietari in modo che i soldi restino in montagna.
Imporre alle istituzioni di togliere gli incentivi a chi alimenta le centrali con coltivazioni dedicate.
Incentivare solo impianti alimentati da reflui zootecnici e di taglia proporzionata alle dimensioni dell'allevamento, senza alcun bruciatore o cogeneratore.
Favorire, con lo strippaggio dell'ammoniaca e la sua neutralizzazione in solfato d'ammonio, la produzione di biometano da mettere in rete o da autotrazione.
Ne guadagnerebbero in qualità e pubblicità tutte le eccellenze alimentari della Pianura Padana.
Cosa pensano di fare i consorzi delle nostre eccellenze alimentari della pedemontana?
Far finta di niente e tacere ancora?
A furia si stare tutti zitti, perderanno l'uso della parola.
E sarà troppo tardi quando ne avranno coscienza.

Giuliano Serioli
2 marzo 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

venerdì 5 febbraio 2016

Tibre, presa in giro milionaria

La chiamano Tirreno-Brennero, dovrebbe collegare La Spezia con le Alpi, ma è solo una presa in giro.
Collegherà Fontevivo a Trecasali e finirà lì, in mezzo ai campi di bietole che Eridania non vuole più.
Non verrà mai costruita per intero. E' nello SbloccaItalia, ma è solo un proforma, non ci sono fondi.


Il tratto la cui costruzione vogliono far partire serve solo alla ditta Pizzarotti, per incamerare soldi.
I nostri. Quelli versati ai caselli della Parma-mare, il 7,5% degli scontrini di pagamento dal 2011 ad oggi.
Perché farla allora?
Appunto perché è in autofinanziamento da Autocisa.
Ha già preso i soldi e continuerà a prenderli dalle nostre tasche.
Semplice come passare sotto il varco del Telepass.
La Tibre è un vecchio progetto degli anni '70, rimasto nel cassetto finché il rinnovo della concessione ad Autocisa in cambio di investimenti da parte della stessa non lo ha fatto riemergere dall'album degli orrori.
E' tornato il progetto, l'opera rimane inutile.
Autocisa ha avuto la proroga della concessione, ha raccolto i soldi dagli ignari automobilisti e una ditta di costruzioni ha già avuto l'appalto. Pura speculazione, grasso che cola solo per alcuni, un affare obbligato e giusto per l'Unione Industriali.
D'altra parte, a suo tempo, la Provincia di Bernazzoli e i Comuni attraversati dall'opera avevano dato il loro benestare, in cambio di compensazioni ridicole ed invasive.
Si era opposto solo il comitato di Trecasali, CTT, nato contro la centrale a cippato da 130.000 tonnellate di Eridania, che poi non si è fatta.
Il comitato di Trecasali era riuscito a portare tutti i sindaci della bassa dalla sua parte contro il progetto della mega centrale, così che Regione e Provincia erano rimaste col cerino in mano dell'autorizzazione già concessa, non sapendo più che fare.
La quadra l'avevano trovata chiedendo ad Eridania di ritirare la richiesta della centrale a cippato.
In quel modo, con l'unità e dal basso, comitato e cittadini avevano vinto.
Ora si tratta di fare la stessa cosa.
Chiedere a tutti i sindaci coinvolti che non si sono ancora pronunciati, di farlo, di rinunciare a qualsiasi compensazione proposta.
E' un'azione che solo un presidio permanente a Trecasali può fare, coinvolgendo i cittadini in manifestazioni ed assemblee a cui chiamare le autorità locali e cittadine per un confronto pubblico.
Quel confronto di contenuti e posizioni che "Gazzetta di Parma" impedisce dobbiamo costruirlo noi, con i social network e con la presenza sul territorio.

Giuliano Serioli
5 febbraio 2016

Rete Ambiente Parma

per la salvaguardia del territorio parmense

giovedì 4 febbraio 2016

Stiamo tutti fermi o ci muoviamo subito?

In questi ultimi giorni sono comparsi su Facebook moltissimi post in cui molti di noi si lamentano dell'assurdo incremento dei tagli boschivi a tutti i livelli e manifestano gravissima preoccupazione per il nostro futuro: per il calo dell'ossigeno, l'aumento di CO2 e per quel che il taglio indiscriminato e massivo delle piante può provocare per l'equilibrio del territorio.
Le poche foto sono solo alcuni esempi.


Credo che di fronte a tutto ciò non sia più possibile limitarsi a stigmatizzare il fenomeno, ma penso che si debba avviare una forte, fortissima azione di protesta e di richiesta di un vero e proprio stop a questo massacro che ritengo un vero e proprio Harakiri per l'umanità e l'integrità dell'ambiente.
Occorre muoversi subito perché è ormai chiaro che questo è solo l'inizio di un processo che rischia di farci trovare in un vero e proprio deserto nel giro di pochissimi anni: non più di 10 nel migliore dei casi.
Si dovranno coinvolgere tutte le istituzioni e costringerle ad intervenire tirando la testa fuori dalla sabbia in cui l'hanno cacciata per non vedere ciò che sta succedendo.
C'è solo ignoranza? C'è solo sottovalutazione? O ci sono anche responsabilità, inadempienze, sottovalutazioni o magari addirittura complicità?
Iniziamo a proporci l'obiettivo di una grande manifestazione pubblica che veda la partecipazione di chi ha a cuore il futuro del nostro pianeta, dei nostri figli, dei nostri nipoti.
Non lasciamo il nostro futuro in mano a chi lo mette a repentaglio consentendo questo scempio diffuso e arrogante.
Discutiamo, informiamo, mettiamoci in gioco.
Io son davvero stanco di questa pratica selvaggia e dissennata e desidero intraprendere un percorso di lotta ed ho molta voglia (direi quasi il bisogno) di metterci la faccia.
Chi ha intenzione di farlo insieme a me e a chi ci starà si metta in contatto e dia dei suggerimenti.
Creiamo un gruppo che serva a coordinarci? Fondiamo un'Associazione? Chiediamo alle forze politiche di lanciare insieme a noi un'iniziativa per proporre una legge molto più restrittiva? C'è qualche associazione ambientalista che intende fare la sua parte e fare anche da riferimento organizzativo per lanciare l'iniziativa passando dalle parole ai fatti?
Confrontiamoci e iniziamo: magari all'inizio saremo pochi, ma ritengo che in breve tempo si possa allargare di molto la base di "chi ci sta".


Claudio Del Monte